Categorie
Blog

INTERVISTA A ROMI FUKE, FONDATORE DI IN-LIRE

In questi giorni è uscita la notizia della trasformazione societaria di In-Lire in società per azioni, un importante traguardo che commentiamo insieme al fondatore del circuito Romi Fuke.  

FT: Possiamo affermare che in Italia sei una delle personalità più attive nel mondo dei circuiti di moneta complementare, da dove è nato il tuo interesse per questa nuova modalità di business?

RF: Nasco come imprenditore nel settore dell’IT dal 1993 a soli 23 anni. Settore che come tutti sappiamo ha vissuto momenti entusiasmanti fino al 1999 grazie la prima informatizzazione di massa delle famiglie e alla nascita del web, ma anche momenti drammatici subito dopo, a livello economico, quando la bolla IT della New Economy è esplosa. Ho vissuto in prima persona il fenomeno della grande disponibilità del denaro (c’erano ancora le vecchie lire), come strumento per finanziare l’economia reale grazie ad un sistema fiduciario forte, e la prima vera crisi dei primi anni 2000 che ha fatto sì che le banche iniziassero a trovare più redditizio investire nella finanza a dispetto delle piccole medie imprese, che da sempre sono state il vero tessuto economico e il pilastro portante del nostro paese. 

Da imprenditore mi sono accorto che da solo era impossibile trovare soluzioni anticicliche per contrastare questo fenomeno di grande sfiducia generatosi nell’economia reale, che ha portato a considerare il denaro come fine di ricchezza e non mezzo di scambio di transazioni economiche tra imprese e consumatori. 

La mancanza di liquidità come tutti ben sappiamo è ben peggiorata dopo il 2008 e nuovamente accadrà post emergenza Covid-19. Che fare allora? Mi sono immaginato un mercato dove la fiducia potesse ripristinare le condizioni favorevoli per darsi credito e un “mondo” dove le imprese potessero ricominciare ad investire ed assumere. Ecco che nel 2013 decisi di abbandonare il settore IT e di dedicarmi a studiare un nuovo modello economico sostenibile prendendo spunto da alcune esperienze estere, e avviai la prima Start-up nel mondo dei circuiti di moneta complementare, dove il credito commerciale, che nasce in condizioni di fiducia, viene utilizzato come “moneta” (complementare all’Euro appunto) per pagare beni e servizi all’interno del circuito stesso. Nel 2018, forte dell’esperienza acquisita ma non ancora soddisfatto del modello avviato, ebbi la fortuna di rincontrare un caro amico, Marco Negro torinese doc, che mise in piedi un’azienda dal nome evocativo… “in-Lire”, decisi di acquistarla e di avviare insieme a lui un modello ancor più perfezionato includendo tecnologia, strumenti moderni di pagamento attraverso App, QRCode, Plugin e API da integrare negli ecommerce e nelle APP delle aziende iscritte e un sistema virtuoso di garanzia delle transazioni economiche. Ecco nascere così Circuito in-Lire, il Circuito Italiano.

FT: In concreto cosa fa In-Lire per favorire la crescita del Circuito? Qual è il vostro modello di business?

RF: Il modello è semplice. Per generare fiducia è indispensabile aggregare imprese di qualità (che non significa aziende che non abbiano problemi finanziari o economici, ma imprese che vendono beni e servizi di qualità riconosciuta) che siano governate da imprenditori illuminati e pronti al cambiamento che comprendano bene che l’economia per come l’abbiamo vissuta fino ad ora è profondamente cambiata. Lavoriamo attraverso una rete di 30 Community Trader, i nostri consulenti territoriali, costruendo panieri di beni e servizi utili e necessari, ricostruendo quelle dinamiche economiche di prossimità territoriale e di filiera, utilizzando il credito come strumento di scambio di beni e servizi. Non è più la quantità di denaro a determinare quanto vale il mio immobile o la mia professionalità, ma è la qualità del bene e/o servizio venduto a riacquisire  un valore misurabile e pagabile. Abbiamo dato vita così un modello scalabile grazie la creazione di una Academy che si occupa di formare i nostri partner regionali e i relativi consulenti che intercettando domanda e offerta continuamente e sulla base delle richieste non evase di beni e servizi attraverso un sistema referenziale allarghiamo la rete proponendo alle aziende più virtuose di poter entrare a far parte della Community. Il matching tra domanda e offerta è anche alimentata da una serie di strumenti marketing come Eventi on-line e off-line (nell’ultimo prima del Covid, a Palazzo Visconti a Milano hanno partecipato più di 180 imprese) e da una piattaforma marketplace e App geolocalizzata aiuta le imprese a trovare ciò che serve anche in prossimità.

Il gestore del circuito acquisisce una piccola cifra annuale per finanziare le attività di promozione e marketing dell’impresa iscritta e guadagna una success fee sul risparmio di liquidità  che le imprese generano grazie al Circuito stesso. Un modello win-win che genera collaborazione e obiettivi comuni.

Un affidamento senza interessi, il risparmio di liquidità, un network di nuovi clienti e fornitori selezionati, la ricostruzione di economie di territorio e prossimità sono solo alcuni dei benefici che può portare l’iscrizione a Circuito in-Lire.

FT: Il fatto di essere presenti in diverse Regioni d’Italia è sicuramente un vanto, come fate a gestire la complessità di un territorio così ampio?

RF: Attraverso una rete ben organizzata di partner regionali che conoscono profondamente il territorio e le realtà economiche locali e di Broker regionali e interregionali: Figure professionali che aiutano le imprese nel mantenere l’equilibrio nel circuito. Il primo alimenta domanda e offerta nell’area di pertinenza, il secondo mantiene in equilibrio le Regioni,  alimentando gli scambi di beni e servizi che rappresentano le eccellenze del territorio “esportabili” da un territorio all’altro. Ad esempio il turismo, i prodotti tipici e i prodotti derivanti da distretti industriali (il sughero dalla Sardegna, i mobili dalla Brianza, i vini dell’Oltrepò Pavese o dalla Toscana solo per citare dei casi, il cioccolato Torinese)

FT: Quando si parla di moneta complementare si pensa con facilità alle criptomonete, cosa vi differenzia da Bitcoin o Ethereum?

RF: Le criptovalute anche se non ufficialmente riconosciute dalle istituzioni sono monete vere e proprie e subiscono fluttuazioni di cambio seguendo le regole di domanda e offerta. Si prestano molto a speculazione finanziaria, e hanno pertanto la stessa criticità delle Valute come l’Euro o il Dollaro…. vengono tesaurizzate ovvero accantonate e sono strumento finanziario vero e proprio. Il credito in-Lire invece è un credito commerciale (ha valore fisso 1 Credito in-Lire= 1 Euro) ovvero un credito che nasce perché viene generata una fattura o un documento fiscale tra cliente e fornitore. Il credito generato è utilizzato (ceduto tra cliente e fornitore) per pagare i beni e servizi oggetto del documento emesso. Non matura interessi attivi, né il debito interessi passivi, pertanto chi ha credito tende ad utilizzarlo subito per pagare beni e servizi nel circuito, perché il vantaggio è trattenere in banca la liquidità. Con questo meccanismo virtuoso la moneta in-Lire circola circa 10 volte in più della moneta tradizionale, ovvero genera 10 volte di più fatturato incrementale per le aziende iscritte rispetto al denaro tradizionale.

FT: Dopo il passaggio a S.p.A., quali sono le prossime novità?

RF: A settembre inizieremo un percorso di Crowdlisting attraverso il nostro Venture Incubator BemyCompany. Azienda che ci ha accompagnato nel processo di crescita societaria. L’operazione è nuova in Italia, e consiste in un Equity Crowfunding abbinato immediatamente da una operazione di Listing (quotazione) in Borsa. L’operazione sarà finalizzata a finanziare la crescita anche attraverso acquisizioni strategiche e allo sviluppo continuo del portale transazionale e della tecnologia utilizzata. 

FT: Consiglierebbe a un ragazzo di entrare nel mondo fintech o prima lavorare nel settore della finanza classica?

RF: Il mio Consiglio è di maturare prima delle esperienze nella finanza classica anche attraverso  ruoli specifici all’interno delle imprese. Bisogna capire le dinamiche economico finanziarie reali e quindi le necessità del mercato, per avere l’intuizione realmente di successo. Molte idee purtroppo hanno poca aderenza con la realtà. Inoltre non basta la buona idea per lanciare una nuova impresa, spesso chi ha le idee non ha capacità imprenditoriale. Lo vediamo anche nel nostro settore con modelli che bruciano continuamente cassa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *