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Francesca Passeri, Deputy Director at European Crowdfunding Network

FT: Ci potresti raccontare il tuo percorso professionale e come sei arrivata al crowdfunding?

FP: Grazie a voi per la bella opportunità! Posso dire che professionalmente sono nata con il crowdfunding, nonostante il mio background accademico fosse molto più orientato alle relazioni internazionali e agli affari europei. Sono arrivata in Eurocrowd nel 2016 (all’epoca ancora ECN), un po’ per caso perché ero in cerca di opportunità di tirocinio su Bruxelles, e poi non sono più andata via. È uno strumento che mi ha permesso di combinare le conoscenze e la formazione in ambito di politiche più “tradizionali” (fondi e finanziamenti europei, finanza tradizionale, politica di coesione e sviluppo regionale) con un approccio innovativo in un settore considerato tra i più ostici per i non addetti: quello della finanza. In questo momento mi trovo ad essere co-direttore dell’unico network che rappresenta il settore del crowdfunding a livello europeo e devo dire che lo sviluppo che ho avuto modo di vedere nei passati cinque anni è stato davvero entusiasmante, ma sono certa che lo sarà ancora di più dal momento in cui entrerà effettivamente in vigore il regolamento europeo per i fornitori di servizi di crowdfunding. 

FT: La normativa Europea cambierà il volto delle piattaforme di crowdfunding, puoi spiegarci come? 

FP: Per come è strutturata, la normativa si propone l’ambizione di avviare un percorso di standardizzazione delle regole operative e delle norme a protezione degli investitori nel settore del crowdfunding in Europa. Appare chiaro che il testo che entrerà in vigore, integrato dagli standard tecnici di ESMA, sia solo un primo passo. La volontà di consolidare il mercato e renderlo ancora più interessante agli occhi di imprese e investitori è dimostrata chiaramente nel testo pubblicato dalla Commissione Europea, che già prevede una revisione di medio periodo della normativa dopo i due anni dall’entrata in vigore. Ci aspettiamo un consolidamento del mercato che, non lo nascondo, porterà tante opportunità ma anche tante sfide a chi gestisce un portale di crowdfunding. Da una parte, la creazione di un mercato unico significa che i portali già operativi in specifici territori nazionali si troveranno a dover fronteggiare l’arrivo di possibili competitor da ogni altro Stato Membro, oltre che alle piattaforme di nuova creazione. Dall’altra, assisteremo senza dubbio ad una contrazione del numero di operatori attivi in Europa, a beneficio di quei portali che riusciranno a consolidare sempre di più la loro presenza, dimostrando di avere un business model solido e resiliente, capace di trarre il massimo dalla nuova conformazione normativa e del mercato. 

FT: Secondo te il crowdfunding in Italia è arrivato a una fase di maturità?

FP: Penso che sia uno strumento in crescita esponenziale e sostenuta, ce lo dimostrano gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, ed è un trend che, fortunatamente, non accenna a rallentare. Penso anche che ci sia grandissimo spazio per un’ulteriore espansione del mercato, sia in termini di volumi di raccolta per singola offerta, sia in termini di qualità delle offerte proposte tramite portali di crowdfunding. Se per maturità vogliamo intendere una fase in cui il mercato ha raggiunto il suo massimo punto di elevazione e si avvia verso una stabilizzazione dei volumi, penso allora di poter dire che siamo ancora ben lontani e che questa debba essere vista come una posizione assolutamente positiva da tutti quegli operatori che si muovono all’interno o gravitano attorno al settore. Basti considerare il fatto che l’opportunità dell’offerta di strumenti di debito da parte di portali di equity è ancora in fase di studio da parte di molti e magari andrà rivisitata prima di poter essere colta, ma è uno scenario del tutto embrionale e con enormi potenzialità. Si pensi anche all’assenza, secondo me solo temporanea, di un mercato secondario per l’equity crowdfunding e guardiamo invece ai risultati sorprendenti ottenuti da quei portali che sono riusciti ad attivare una bacheca “interna” per lo scambio di quote. Sono tutti elementi che puntano chiaramente nella direzione di un futuro sviluppo ancora più importante per il mercato italiano e all’interno del quadro europeo. 

FT: Cosa lo distingue dagli altri paesi europei?

FP: È una domanda a cui è difficile dare una risposta precisa. Personalmente, penso che il tratto più distintivo del mercato del crowdfunding italiano sia la grande diversificazione dell’offerta ai risparmiatori. Tutti i modelli di crowdfunding, dall’equity al donation per cause personali, sono molto ben affermati e questa è sicuramente una caratteristica non comune in altri mercati europei. Le imprese, le associazioni, gli enti pubblici ma anche gli investitori italiani sanno di potersi rivolgere ad un’ampia platea di operatori in grado di garantire un livello di qualità mediamente elevato. Non è così comune come si potrebbe pensare negli altri paesi europei, dove iniziamo a vedere una settorializzazione sempre più marcata per modelli o per settori verticali di business. 

FT: Crowdfunding e investitori istituzionali, due mondi che all’apparenza possono sembrare lontani, è veramente così? 

FP: Sono mondi che condividono gli strumenti operativi da sempre, ma che si sono guardati con reciproca diffidenza per qualche tempo. Da qualche anno a questa parte, ad ogni modo, abbiamo visto crescere molto il numero e la qualità delle partnership che si sono instaurate tra portali di crowdfunding di ogni tipo e investitori istituzionali. Questa è un’ottima notizia per il mercato italiano e non solo per le parti coinvolte direttamente (portali di crowdfunding e investitori istituzionali), ma ovviamente anche per le imprese e gli investitori retail che si interfacciano con il crowdfunding. Gli accordi con investitori istituzionali portano solitamente a chances più alte di chiusura delle campagne di crowdfunding, non solo perché permettono di adempiere ai requisiti imposti da Consob (nel caso delle campagne di equity, per esempio), ma anche perché stimolano fiducia negli investitori retail e supportano un percorso di crescita delle imprese finanziate anche a livello di una strutturazione maggiore del proprio business plan. E questo è un trend che ci conferma anche l’ultimo rapporto pubblicato dal Centro per la Finanza Alternativa dell’Università di Cambridge, che vede l’Italia come il paese europeo con il più alto tasso di istituzionalizzazione nel settore del crowdfunding, con un 93-94% dei volumi totali di finanziamento per il 2019-2020 fornito da investitori istituzionali. 

FT: Ti facciamo un’ultima domanda con la speranza che possa essere di aiuto alla community di FT, ti sentiresti di consigliare un’esperienza nel mondo fintech a un giovane che appena completato gli studi o consigli prima un’esperienza nel mondo della finanza classica?

FP: Per mia esperienza personale, non posso che consigliare di avvicinarsi professionalmente al mondo fintech quanto prima. Ovviamente avere un background in finanza tradizionale aiuta ad entrare più velocemente nelle logiche del settore, ma il mio caso dimostra che si può fare anche un percorso diverso. Sono entrambi mondi molto vicini, per quanto possano sembrare distanti, e il fintech ha un grande bisogno di giovani che vogliano contribuire alla crescita del settore con professionalità e trasparenza. In Eurocrowd abbiamo attivato dei corsi professionalizzanti proprio a questo scopo, e stiamo lavorando all’attivazione di partnership di tirocinio formativo presso i nostri associati che hanno espresso un interesse in questo senso.

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