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IL FUTURO DEGLI EVENTI

Gli eventi virtuali sono il presente e saranno il futuro.

Non tutti conoscono a fondo il mondo degli Eventi e del Live Entertainment. In realtà questa industry muove, in Italia, un pil di 36,2 miliardi di Euro e dà lavoro a oltre 570 mila persone. 

Il settore dello spettacolo ha dovuto assorbire autonomamente gli effetti della crisi che subisce per via del sostanziale blocco delle attività e dovrà continuare a farlo. 

Da qui sorge la necessità di adoperarsi e rimboccarsi le maniche perché la minaccia di una chiusura di massa delle attività di questo settore non si concretizzi. Ci si deve quindi ingegnare e trovare delle alternative. Se il nostro prodotto non va bene per l’attuale situazione bisogna diversificare. 

Anche in natura, il cambiamento è la base della sopravvivenza ed è per questo che qui di seguito faremo un piccolo viaggio alla scoperta di come gli eventi stanno cambiando per adattarsi ad un mondo molto diverso rispetto a solo qualche mese fa. 

Gli eventi aziendali

Tutti noi stiamo facendo molte più riunioni online di quanto vorremmo e così crescono le società che si occupano di videoconference (i download di queste app sono aumentate del 90% dal periodo pre-covid) e crescono i servizi offerti dalle aziende di forniture per gli eventi come gli studi e location di vario tipo, virtuali, immersivi e tecnologici.

Pur di non perdere i benefici che gli eventi apportano e per proteggere gli investimenti in parte già fatti, tantissime aziende stanno virando sul virtuale. Il Wired Next Fest, uno dei festival sull’innovazione di maggior successo,  ha già annunciato la traslazione dell’edizione 2020 da analogica a virtuale e, come Wired, tantissime altre realtà stanno seguendo la stessa rotta. Gioco o forza, chi prima e chi dopo, tutti faranno questo passaggio. Ma le tempistiche diventeranno cruciali.

Il live entertainment

Tutt’altra storia vale per gli eventi di intrattenimento di massa come ad esempio i concerti. Ancora per diverso tempo (non c’è ancora una previsione realistica) non sarà infatti possibile aggregarsi in migliaia davanti ad un palco. E anche qui si sta assistendo ad una fase di incertezza che però, come sempre, fa venire fuori le idee rivoluzionarie. 

In Italia è stata fatta una proposta alla quale hanno già aderito oltre 20 città. Si chiama Live Drive In, e sarà un festival che sarà fruibile in modalità drive in, ovvero ognuno con la propria auto. Naturalmente c’è chi dice che non è la stessa cosa, ma è anche vero che le persone hanno voglia di distrazioni e il mercato degli eventi……anche! Così si incontrano domanda e offerta e la cooperazione di agenzie, società di management, allestitori, service AVL, che mettono insieme le loro forze per la sopravvivenza di tutti. 

Un altro che si è dimostrato precursore è Travis Scott che ha fatto il suo show di lancio del nuovo album su Fortnite. Vi assicuro che è uno show ad effetto, anche se non siete amanti del rap americano:

È evidente come l’altra parola chiave diventa “sinergia”. Sinergia tra entità, apparentemente estranee le une alle altre, che per affrontare una crisi si mettono insieme e creano qualcosa di totalmente nuovo, battendo la strada di un futuro che ci sembra ogni istante più vicino. 

Rimane una questione importante, quella dell’interazione umana

Gli eventi sono un medium importantissimo per il marketing, consentono di vivere l’esperienza del brand e questo tipo di esperienze sono trasformabili in centinaia di modi diversi.

Quello che non è trasformabile è l’interazione tra persone che stanno vivendo la stessa esperienza. 

La nuova sfida per il futuro sarà quella di riuscire a preservare l’interazione umana, la condivisione di esperienze, i sorrisi scambiati, il drink offerto. E saranno modi che, sono sicuro, adesso crederemmo impossibili.

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ANTIRICICLAGGIO E BLOCKCHAIN

Oggi ne parliamo con l’avvocato Francesco Carità.

FT: Ciao Francesco, assistiamo a una crescente attenzione del legislatore verso i fenomeni fintech?

F: Ciao Paolo, si è vero, negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi interventi normativi sia a livello comunitario che nazionale, finalizzati a regolamentare, per quanto possibile, varie sfaccettature del fintech.

Del resto, la tecnologia ha da sempre influenzato il modo in cui vengono regolate le attività relazionali, e più in generale il diritto che governa  la Società.  Adesso, grazie all’avvento delle nuove funzionalità riferite ai diversi dispositivi elettronici, il mondo virtuale è diventato sempre più reale. Ciò è avvenuto anche nel mondo finanziario, per cui il fenomeno non poteva passare inosservato agli occhi attenti del legislatore.

FT: Negli ultimi anni ci si è concentrati soprattutto sulla blockchain…

F: A partire dalla fine degli anni ‘90, sono nati movimenti e gruppi di studio finalizzati a sviluppare reti  “peer to peer” e crittografia, per difendere la privacy di ciascuno, al riparo sistemi governativi e istituzioni bancarie, con la creazione di sistemi anonimi di firme digitali e monete virtuali.

Tale “ondata tecnologica” ha registrato un punto chiave con  l’introduzione del c.d. “blockchain” una struttura dati condivisa e immutabile che funge da  registro digitale, le cui voci sono raggruppate in blocchi, concatenati in ordine cronologico e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia.

La prima blockchain fu introdotta, nel 2008, con l’obiettivo di fungere da registro di tutte le transazioni attraverso le valuta digitale Bitcoin, consentendo a soggetti tra loro sconosciuti di poter intrattenere rapporti commerciali senza la necessità di un parte terza, gli istituti finanziari.

Dunque, si eliminano l’intermediazione degli istituti di credito, considerati come fonti di sprechi, costi e lungaggine in un commercio on line, caratterizzato dall’immediatezza e dall’economicità.

La blockchain, proprio per tali intrinseche peculiarità in termini di immodificabilità, sicurezza, affidabilità, trasparenza e costi, sta pian piano affiancando le banche dati e i registri gestiti in maniera centralizzata da autorità riconosciute e regolamentate.

Sono certamente tanti i vantaggi e le finalità positive che attraverso Blockchain si possono perseguire. Tuttavia, soprattutto per ciò che concerne l’utilizzo delle valute virtuali, non sfugge che esse, se per un verso recano benefici, per altro verso, possono risultare appetibili agli autori di crimini.

Proprio per tale ragione, e per l’espansione che tale sistema ha ottenuto, vi è stata negli ultimi anni una prolifica attività normativa in materia.

FT: Ti riferisci a possibili fenomeni di riciclaggio?

F: La velocità degli scambi su larga scala e la possibilità di evitare ingerenze esterne al sistema virtuale può semplificare il conseguimento di intenti criminosi sul piano transnazionale. Difatti, con una semplice connessione a internet, da qualsiasi luogo, l’utente può realizzare operazioni istantanee con le valute virtuali, garantendosi l’anonimato. Pertanto, il rischio di compatibilità tra sistema delle criptovalute e l’attività di riciclaggio diviene piuttosto elevato, stante che il sistema di blockchain non consente di risalire con certezza a chi utilizza questo sistema per “ripulire” il denaro sporco. Non vi è dubbio alcuno, infatti, circa la configurabilità della cripto valute quale “bene”.

FT: Come si è intervenuto per arginare il fenomeno?

F: Sia l’U.E, con la Direttiva (UE) 2015/849 poi aggiornata con la più recente Direttiva (UE) 2018/843, nota anche come “V Direttiva AML”, ed anche gli Stati Nazionali si sono preoccupati di porre regole di controllo per arginare il fenomeno.

Tuttavia, appare evidente la difficoltà di individuare un sistema di controllo antiriciclaggio efficace nell’ambito di un contesto che non necessita di soggetti intermediari, specie ove si consideri la caratteristica di un mercato così dinamico ed esteso, in cui la maggior parte delle operazioni riuscirebbe facilmente ad eludere la rete dei controlli.

FT: In Italia cosa ha fatto il legislatore?

F: Il legislatore italiano in attuazione delle direttive europee è intervenuto nel 2017  con D.lgs n.90 e poi 2019 con il d.lgs n. 125, adottando una normativa di dettaglio più specifica che offre importanti spunti di riflessione.

A partire da una propria precisa definizione della valuta virtuale, prevedendo per i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale l’obbligo di iscrizione in una sezione speciale del registro tenuto dall’Organismo degli Agenti e dei Mediatori (OAM), nonché estendendo  obblighi di identificazione e segnalazione, che caratterizzano la normativa antiriciclaggio, ai virtual currency exchanger ed ai wallet providers.

FT: Di quali obblighi stiamo parlando?

F: Virtual currency exchanger e wallet providers hanno il dovere di adottare procedure e sistemi di controllo idonei a mitigare e gestire i rischi di riciclaggio.

In particolare, ad essi spetta l’adeguata  verifica  della  clientela, l’identificazione  del  titolare  effettivo  dell’operazione,  l’acquisizione di informazioni  sullo  scopo  e  sulla  natura  del  rapporto continuativo o della  prestazione  professionale.

La valutazione delle  relazioni  intercorrenti  tra  il  cliente  e  l’esecutore,  tra  il  cliente  e  il  titolare effettivo  e  quelle  relative  all’attività  lavorativa,  la verifica  della  provenienza  dei  fondi  e  delle risorse  nella  disponibilità  del  cliente,  sulla  base  di  informazioni  acquisite  o  possedute  in  ragione dell’esercizio dell’attività. La due diligence sul cliente può essere più o meno intensa in relazione al rischio di riciclaggio, c.d. risk based approach.

Hanno inoltre un obbligo conservazione dei dati, dei documenti e delle informazioni previste per l’adeguata verifica nonché  di segnalazione delle operazioni sospette. Vi è anche l’obbligo per gli exchangers di comunicare all’Agenzia delle Entrate tutte quelle operazioni il cui valore supera i 15.000 euro. Evidentemente sono soggetti a sanzioni penali in caso di inottemperanza.

FT: Non sempre però gli operatori possono comprendere a pieno l’illiceità  dell’operazione

F: Hai perfettamente ragione. Occorre coniugare bene l’esigenza di prevenire fenomeni di riciclaggio, con le caratteristiche di un sistema in cui la fiducia tra tutti gli utenti, posti in posizione paritaria ed in assenza di organismi di controllo, rappresenta il presupposto del funzionamento del sistema stesso.

Per cui, è condivisibile l’argomentazione di chi ritiene che i professionisti non possano rispondere per aver agito nonostante sospettassero o avrebbero dovuto sospettare dell’illecita provenienza di quel profitto. Del resto, gli esperti rilevano che la percentuale maggiore di riciclaggio cd. via cripto avviene proprio riguardo a quei crimini ove il bitcoin o altra valuta si presenti già come fonte di reddito…

FT: Per cui verso quale direzione ci si deve muovere?

F: Se il legislatore riterrà di intervenire nuovamente per contrastare tali crimini, la direzione degli ulteriori controlli sull’utilizzo delle cripto valute non potrà riguardare i professionisti, ma dovrà indirizzarsi altrove, verso gli utenti, dovendosi però coniugarsi con il principio di segretezza e della protezione dei dati personali, fissati nel GDPR, e con le norme contenute nel codice della privacy.  Qualcosa al riguardo si inizia ad intravedere…

FT: Vale a dire…

F: La normativa antiriciclaggio sulla blockchain sta determinando importanti influenze anche sulle questioni di natura fiscale. A tal proposito, giova segnalare una interessante pronuncia del TAR del Lazio che ha confermato la legittimità del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate di includere, a mero scopo dichiarativo, le monete elettroniche nell’ambito dei redditi finanziari esteri.

FT: Siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata, come vedi l’evoluzione legislativa nei prossimi anni?

F: Considerato il ruolo di apripista europeo sulla materia, che spesso ha contrassegnato l’operato del legislatore italiano, è molto probabile che nei prossimi anni gli aggiornamenti relativi alla disciplina sulla criptovalute riguarderanno, oltre che gli aspetti volti a limitare l’attività di riciclaggio, con interventi diretti ai fruitori, anche disposizioni di natura fiscale. 

Il monito e la speranza è che negli eventuali progetti riformatori si riescano a bilanciare le esigenze di monitoraggio, controllo e prevenzione, con la natura e le caratteristiche della blockchain, in modo da non impedirne anche in Italia il pieno sviluppo delle sue potenzialità, che avrebbe delle ricadute rilevanti sulla economia reale.

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STRATEGIE DI COMUNICAZIONE NEL SETTORE FINTECH

La comunicazione nel Fintech, da dove iniziare.

Il settore fintech è, al livello mondiale, uno dei settori a più alta crescita negli ultimi 10 anni. Le imprese che operano in questo settore registrano oltre i 30 miliardi di dollari in investimenti.

In Italia, per 40 startup Fintech, 31 vanno verso una risoluzione, ma l’85% delle uscite dal registro delle imprese è dovuto a cessate attività e non ad acquisizioni.

Ciò significa che la strada di una start up fintech in Italia è tortuosa. 

Sono ancora poche le persone che conoscono i benefici dei prodotti e dei servizi offerti dalle imprese Fintech.

Per questo è importante dunque guadagnare visibilità sul web, valutando le possibilità che il mercato offre.

La strategia di comunicazione è indispensabile per una start up del Fintech che voglia arrivare al successo.

É indispensabile affidarsi a dei professionisti e creare connessioni

Quando si hanno poche risorse per le strategie di comunicazione, ci sono alcuni aspetti sui quali poter puntare.

Il primo sopra tutti è il content marketing, ovvero creare contenuti di valore al fine di avere del materiale condivisibile, creare una relazione e aumentare le vendite. I social network sono un ottimo canale attraverso il quale condividere questi contenuti, raggiungere potenziali clienti e fare brand awareness. Tuttavia, non basta il buzz per trasferire informazioni tecniche che devono raggiungere un pubblico più selezionato.

Per questo motivo è importante puntare sulle redazioni e sugli uffici stampa professionali, che possiedono contatti e capacità tecniche per far arrivare l’azienda agli stakeholder e fare newsjaking.

Creare connessioni che aiutino a sviluppare la propria attività è un’altra delle chiavi che viene spesso sottovalutata. Fare networking significa dar vita a nuove sinergie. Il legame è quello della reciprocità, basato sul dare e ricevere, sullo scambio.

È fondamentale quindi, creare dei momenti di aggregazione con altre professionalità del settore: che si tratti di partecipare a degli eventi o organizzarne di propri, dà la possibilità di farsi conoscere e promuovere lo scambio di know how. Questo può portare a delle partnership, altro aspetto cruciale.

Soprattutto per chi è una startup e si affaccia in un mondo molto competitivo, creare sinergie con aziende che completino la propria offerta commerciale può portare ad acquisire fette di mercato.

L’importanza della trasparenza e dell’unicità

Anche l’aspetto della privacy, del trattamento dei dati personali e della trasparenza sui bilanci hanno un ruolo chiave.

Creare credibilità e fiducia, sia da parte dei clienti che degli investitori. 

Ultimo punto sul quale agire per ritagliarsi il proprio spazio è la differenziazione dei propri servizi rispetto alle aziende competitor, puntando su quegli aspetti che possono essere rilevanti per l’utente.

Questo settore offre tantissime opportunità che necessitano, però, di essere pianificate in maniera strategica.

Che si tratti di un’attività di digital marketing, di un evento o di un comunicato stampa, è necessario affidarsi a pareri e procedure professionali per riuscire ad ottenere dei vantaggi concreti e una reale crescita del business.

Bonus extra: il caso Revolut

Un esempio di best execution in questo ambito è quello di Revolut: questa startup ha puntato tutto sulla user experience dell’utente e sulla trasparenza nella comunicazione.

Loro sono un lampante esempio del fatto che, con azioni mirate e forti, è possibile raggiungere risultati importanti senza enorme dispendio di denaro.

Al di là delle cifre, Revolut è riuscita a trasformarsi in lovebrand, trasformando i clienti in sostenitori e microinfluencer, diventando così capillare all’interno del target.

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WORLD BOOK DAY

Yvon Chouinard per il World Book Day

In occasione della Giornata mondiale del libro dedichiamo questo articolo a Yvon Chouinard, arrampicatore, alpinista e imprenditore statunitense.

“Because the world is changing, we can never assume that the way have done things in the past is adequate to the future”.

Yvon Chouinard

Con attrezzature tecniche di sua invenzione ha partecipato all’età dell’oro della scalata allo Yosemite negli anni 60 promuovendo il clean climbing, mentre negli anni 70 ha sviluppato anche la moderna arrampicata su ghiaccio.

Chouinard è noto per aver fondato la compagnia di abbigliamento e attrezzi, Patagonia. Nel 1970, in un viaggio in Scozia, acquistò alcune magliette da rugby e le vendette con grande successo. Da questo piccolo inizio, l’azienda Patagonia sviluppò una vasta gamma di abbigliamento tecnico robusto.

Yvon Chouinard rappresenta un grande esempio di imprenditoria illuminata, guidato dal rispetto per l’ambiente e per i suoi collaboratori.

Il suo manifesto è diventato un best seller dal successo internazionale intitolato “Let my people go surfing”. 📚 

 

 
 
 
 
 
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World Book Day by Fintech Titans.

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INVESTIRE NELL’IMMOBILIARE CON CONCRETE INVESTING

Concrete Investing è una delle principali piattaforme italiane di crowdfunding immobiliare.

Ha dimostrato un approccio molto professionale dal lancio nel 2018 collaborando con promotori e sviluppatori immobiliari di prestigio.

Per questa ragione abbiamo deciso di recensirla e condividere il nostro parere sui vantaggi dell’utilizzo di questo strumento per diversificare i propri risparmi.

Come funziona Concrete Investing

Nel mondo del crowdfunding immobiliare esistono due grandi macro categorie, l’equity e il lending.

Quando entriamo nel dettaglio della piattaforma Concrete Investing ci riferiamo all’equity crowdfunding. Investendo su concreteinvesting.com si acquisiscono quote della società che svilupperà il progetto, non si diventa proprietari dell’immobile, ma di una quota societaria.

In Italia le piattaforme di tipo equity devono essere autorizzate e vigilate da Consob e Concrete Investing soddisfa questo requisito. Fa parte infatti dei gestori attivi iscritti al registro dei Gestori dei Portali, con delibera d’iscrizione n.20405.

L’autorizzazione Consob rappresenta una garanzia di serietà e un punto a favore della piattaforma. A piè di pagina del sito di Concrete Investing sono presenti tutta la documentazione dettagliata riguardante in ottemperanza alla normativa italiana. 

Quanto si guadagna con Concrete Investing

I rendimenti pubblicati sono stimati con l’indicazione di un IRR atteso (rendimento annuale) ed un ROI atteso (rendimento totale).

Non si tratta di progetti di breve durata, ricevi i rendimenti alla conclusione del progetto per cui possono passare anni prima di vedere il proprio guadagno. Inoltre vanno tenuti in conto i frequenti ritardi nel mondo dell’edilizia dovuti principalmente alla burocrazia e alle autorizzazioni. 

Fino ad ora solo un progetto, Torre Milano, ha rimborsato, con un IRR dell’11,86%, più alto dell’atteso al lancio della raccolta pari al 9,6%. Ovviamente è un rendimento lordo che non tiene in considerazione delle commissioni e la tassazione, anche perché varia da investitore a investitore. 

Si può quindi considerare questo valore come performance della piattaforma, coincide con la media delle IRR attese pubblicate. 

Diversificare in diversi progetti è l’opzione migliore per ridurre il rischio d’investimento. Nonostante ciò i ticket minimi di Concrete Investing a partire da 5.000€ non la rendono facilmente accessibile e a tutti i portafogli.

Quanto costa investire con Concrete Investing

L’alto livello delle offerte pubblicate da Concrete Investing ha concesso alla piattaforma di utilizzare un modello di commissioni. Un modello più simile al mondo della finanza mobiliare che a quello del crowdfunding. Solitamente infatti le commissioni ricadono sul promotore del progetto o in alternativa sulla quota di rendimenti incassata.

Concrete utilizza un sistema misto, esiste quindi una investment fee che si applica una tantum in percentuale ai fondi investiti, tra l’1% e il 4%.

Il materiale informativo dell’offerta di ogni specifico progetto specifica la percentuale di commissioni sul totale investito.

Si tratta di una commissione che viene applicata solo in caso di esito positivo della raccolta, viene quindi restituita insieme al capitale in caso non si raggiunga l’obiettivo minimo. 

Come vengono tassati i rendimenti con Concrete Investing

Le quote investite vengono amministrate per il tramite di una fiduciaria. La fiduciaria si occuperà, aprendo per ogni utente un mandato con intestazione fiduciaria (gratuito), della tassazione agendo da sostituto d’imposta, ottimizzando così la fiscalità dello strumento.

Quali sono i rischi di investire con Concrete Investing

Investimento = Rischio

Non ci sono garanzie di nessun tipo, anche perché parliamo di rendimenti a doppia cifra quando i rendimenti dei conti deposito arrivano con difficoltà al 3%.

A questa tipologia di investimenti va quindi destinata la percentuale di portafoglio dedicata agli investimenti più rischiosi, sempre in funziona della propria propensione al rischio.

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EVOESTATE, 18 PIATTAFORME IN UNA

Se ti appassiona l’immobiliare e ti incuriosisce il mondo del crowdfunding, non c’è modo migliore che attraverso un aggregatore di piattaforme come Evoestate per iniziare. 

Scegliere un aggregatore invece che una singola piattaforma ti permette di risparmiare parecchio tempo, ottimizzando la risorsa più importante che abbiamo.

Esistono pochi aggregatori nel segmento crowdfunding immobiliare e sicuramente il più serio ed affidabile è EvoEstate.

Investire con EvoEstate, vantaggi e svantaggi

Il primo motivo per cui conviene investire attraverso un aggregatore è che con un solo account è possibile investire in più di 18 piattaforme provenienti da 6 diversi paesi. In nessun altro modo potresti diversificare così facilmente. 

In aggiunta EvoEstate ha implementato funzionalità che le stesse piattaforme a volte non hanno come l’autoinvest ed il marketplace (mercato secondario). 

L’autoinvest se vuoi ottimizzare il tuo tempo e non stare sempre attento ai nuovi progetti è uno strumento ideale, ti fa impostare vari parametri tra cui rischio e rendimento ed investirai in automatico solo in progetti con quelle determinate caratteristiche. 

Il mercato secondario non è altro che la possibilità di comprare e vendere titoli prima della scadenza di un progetto.

L’investimento minimo è a pari a 50€, consente quindi di diversificare in un gran numero di progetti in un modo del tutto democratico.

Lo svantaggio per chi risiede fiscalmente in Italia potrebbe essere rappresentato dal fatto che non hai alcun tipo di tassazione, ricevi i rendimenti lordi. Potresti anche avere un ritardo nella comunicazione che gli investitori ricevono dalle singole piattaforme, perchè EvoEstate deve sempre tradurre tutto per mantenere i suoi iscritti informati. 

Tipologie di progetti e skin in the game

Le tipologie di progetti essendo sempre legati all’immobiliare, oltre a distinguersi tra lending e equity, possono consistere in un immobile messo a reddito, un interesse fisso o un rendimento stimato, dipende soprattutto da piattaforma a piattaforma.

Una delle più importanti caratteristiche di EvoEstate è che oltre alla due diligence delle piattaforme, gli analisti di EvoEstate realizzano una seconda analisi e riportano il loro giudizio con i pro e contro che hanno identificato nella descrizione del  progetto. Da questa analisi decidono loro stessi se investire nel progetto etichettandolo come “Skin in the game” in quanto rischiano in primis il loro capitale. 

“Skin in the game” è un’espressione che si utilizza nel mondo degli investimenti, potrebbe essere tradotto come “Correre il rischio” o “Metterci la faccia”. 

Chi c’è dietro EvoEstate?

Audrius Visniauskas e Gustas Germanavičius nonostante la loro giovane età vantano già più di 6 anni come investitori nel real estate crowdfunding. 

Audrius in particolare, prima di fondare EvoEstate ha già all’attivo una serie di investimenti in startup di rilievo, tra le altre ha partecipato ad un importante round di investimento (Series A) in Revolut nel 2016.

Entrambi vengono dalla Lituania, hanno fondato insieme EvoEstate nel 2019.

Li abbiamo incontrati a Vilnius nell’autunno del 2019 mentre ci trovavamo in viaggio per capire meglio come l’ecosistema startup delle capitali baltiche.

Aggiornamento Q1

Sul sito di EvoEstate troverai anche una timeline con l’analisi dell’andamento delle piattaforme per ogni quadrimestre. L’ultimo aggiornamento appena pubblicato riguarda il Q1 del 2020. 

Rating EvoEstate delle principali piattaforme con cui collabora.

Da questa ultima analisi sono emersi alcuni dati fondamentali come:

  • 0.925% di progetti con ritardo nel pagamento del capitale 
  • 2.775% di progetti con ritardo oltre i 7 giorni degli interessi 
  • 10.34% XIRR come rendimento medio del Q1 2020
  • 13.11% XIRR come rendimento storico dei progetti del portfolio skin in the game.

Conclusioni

La registrazione a EvoEstate è completamente gratuita, il sito è in inglese e la grafica facilmente consultabile. Riteniamo sia un’ottima alternativa per allocare non più del 5% del proprio portafoglio investimenti, impostando una strategia con l’autoinvest, monitorando di quando in quando i risultati ottenuti.

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ALLA SCOPERTA DEL CLOUD COMPUTING

Il cloud computing, o più semplicemente “Cloud”, è uno dei concetti chiave nell’ambito tecnologico odierno. Il Cloud nasce per fornire risorse informatiche remote attraverso internet. Un servizio di cloud computing è costituito da data center ottimizzati in grado di mettere a disposizione risorse hardware, software o servizi a clienti esterni. Si connetto e utilizzano le capacità di cui hanno bisogno e pagarle in base al consumo.

I PRINCIPALI VANTAGGI DEL CLOUD COMPUTING

I servizi cloud consentono alle aziende di evitare di spendere il proprio capitale in costruzione, sviluppo e manutenzione di datacenter interni. Garantiscono anche la massima flessibilità di utilizzo, potendo disporre, in maniera istantanea, di più potenza o di ridurla se non se ne ha più bisogno.

La flessibilità del cloud è una grande opportunità per nuove aziende o startup che hanno bisogno di entrare subito sul mercato e non hanno il tempo e le risorse per costruire autonomamente un’infrastruttura informatica.

Il cloud computing permette di avere accesso a una grande varietà di servizi tecnologici. Consente alle aziende di poter proporre soluzioni innovative molto più velocemente rispetto al passato e metterle a disposizione su scala globale.

Non di meno il cloud computing è di grande impatto anche su attività già avviate in quanto consente alle aziende di ridurre i costi della propria infrastruttura informatica.

Il carico su sposta sul cloud potendo così disporre dello stato dell’arte della tecnologia in maniera facile ed economica.

IL CLOUD AL TEMPO DEL CORONA VIRUS

Il cloud computing sta giocando un ruolo fondamentale nella crisi scatenata dal covid-19.

Molte aziende, utilizzando le risorse affidabili, scalabili e sicure messe a disposizione dai cloud provider, possono continuare a lavorare in sicurezza.

Pensiamo al ruolo che ha il cloud computing nell’assicurare le lezioni on line, nel supporto al remote working e alla capacità di calcolo garantita ai centri di ricerca. 

I servizi cloud sono essenziali anche nel supporto ai servizi di entertaining che stanno garantendo agli utenti, costretti a restare nelle proprie case.

Basti pensare alle piattaforme di streaming, di gaming on line o di e-learning che grazie alla scalabilità hanno saputo gestire un carico che è aumentato esponenzialmente rispetto a qualche mese fa.

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PERCHÈ PARLARE DI MES QUANDO NESSUNO SPIEGA COME LA BCE STA SOSTENENDO GLI STATI MEMBRI?

Oggi ne parliamo con Matteo Ognibene, Financial Risk Manager.

FT: Ciao Matteo, innanzitutto grazie per essere qui con noi! Quello di cui vorremmo parlare sono le politiche che la BCE sta portando avanti in questo momento così delicato e di come può aiutare gli Stati membri.

Matteo: prima di raccontarvi quali siano le politiche che la BCE sta mettendo in atto partirei dal processo che uno stato mette in atto per finanziarsi, è un concetto basilare che riguarda tecnicamente l’emissione di obbligazioni. Quando uno stato si finanzia le sue obbligazioni vengono acquistate nella quasi totalità da investitori istituzionali come gli istituti finanziari, i fondi comuni d’investimento, i fondi pensione, etc…

Questa prima fase costituisce il cosiddetto mercato primario ed è il “luogo” dove, tramite asta, viene stabilito il tasso d’interesse che realmente verrà pagato dallo Stato.

Tuttavia chi acquista le obbligazioni può sempre rivenderle sul cosiddetto mercato secondario, ed è qui che si determina lo spread di cui si parla sui giornali.

(Chiaramente le future emissioni sul mercato primario e quindi ricordiamo il tasso realmente pagato dallo Stato risentiranno almeno in parte dei nuovi livelli di spread determinati dal mercato secondario)

FT: Ma quindi come entra in gioco la BCE? Spiegaci meglio, anche perché dopo l’unione monetaria nessuno Stato può mettere in atto né politiche espansive né tantomeno politiche restrittive che prevedono l’emissione di moneta.

Matteo: la BCE, che per statuto non può direttamente acquistare titoli sul mercato primario, per intervenire a “difesa” dei tassi di interesse dei titoli governativi, può quindi acquistare ingenti quantità di titoli di Stato sul mercato secondario; in questo modo, non solo contribuirà ad una discesa dello spread, e quindi a stabilizzare anche il tasso del mercato primario, ma sull’ammontare acquistato determinerà l’abbattimento quasi totale dei tassi di rendimento.

Per capire perché avviene dobbiamo fare una piccola premessa riguardo al bilancio delle banche centrali. Possiamo semplificare pensando che i titoli acquistati andranno a comporre l’attivo, mentre la moneta emessa per l’acquisto degli stessi andrà al passivo. Una volta scaduta l’obbligazione la BCE otterrà degli utili derivanti dal rimborso dell’obbligazione. In termini molto semplici se il tasso di rendimento dell’obbligazione (ricordiamo determinatosi sul mercato primario) è del 3%, e l’ammontare totale acquistato è di 1 mln di euro, l’utile totale della BCE sarà di 30mila euro.

FT: Beh, inizia a delinearsi il quadro…cosa fa la BCE con questi utili? A chi vengono distribuiti?

Matteo: ancora una volta ci viene in aiuto lo statuto, art. 33 “Ripartizione dei profitti e delle perdite netti della BCE”, che stabilisce che il profitto netto della BCE deve essere trasferito nell’ordine seguente:

a) un importo stabilito dal Consiglio direttivo, che non può superare il 20% del profitto netto, viene trasferito al fondo di riserva generale entro un limite pari al 100% del capitale;

b) il rimanente profitto netto viene distribuito ai detentori di quote della BCE in proporzione alle quote sottoscritte.

I detentori delle quote BCE sono le Banche Nazionali quali ad esempio la Banca d’Italia, la quale a sua volta ridistribuirà gli utili in base all’articolo 38 del suo statuto:

2. L’utile netto è così destinato:

a) alla riserva ordinaria, fino alla misura massima del 20 per cento;

b) ai partecipanti, che risultano titolari delle quote al termine del quarantesimo giorno precedente alla data dell’assemblea in prima convocazione, fino alla misura massima del 6 per cento del capitale;

c) alla riserva straordinaria e ad eventuali fondi speciali fino alla misura massima del 20 per cento;

d) allo Stato, per l’ammontare residuo.

Questo vuol dire che lo Stato Italiano riceverà ogni anno gli utili derivanti dall’acquisto di titoli da parte della BCE nella misura minima del 54% degli utili redistribuiti alla Banca d’Italia.

FT: Ci stai dicendo che lo Stato italiano riceverà ogni anno gli utili derivanti dall’acquisto di titoli da parte della BCE?  Vuoi dirci che è così che la BCE trasferisce liquidità agli Stati membri?

Matteo: Non proprio, più che un modo per fornire liquidità agli Stati, lo definirei un modo per aiutarli a tenere i conti in ordine, e quindi a non pagare interessi sul debito troppo alti e soggetti ai “capricci” dei mercati.

Sintetizzando, gli acquisti di titoli sul mercato secondario da parte della BCE, rappresentano un vero e proprio guadagno da parte degli Stati europei che faranno tornare nelle loro tasche parte del denaro che sarebbe andato a finire in mano agli investitori privati.

Se ad esempio la redistribuzione percentuale dei profitti fosse il 100%, e l’unica detentrice delle quote BCE fosse la Banca d’Italia, lo Stato italiano nel nostro esempio avrebbe reincassato 30 mila euro, ossia l’esatto ammontare del costo dell’emissione, finanziandosi così a costo zero.

Ovviamente non dimentichiamo che la BCE acquista titoli di vari Paesi e redistribuisce gli utili a tutti i Paesi che hanno una partecipazione (tramite la loro Banca nazionale) presso la stessa.

Ad esempio nel 2019 grazie all’intervento della BCE sul mercato secondario lo Stato Italiano ha ricevuto utili per 8.9 miliardi di euro, come dichiarato dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

FT: Volendo essere provocatori questo metodo spinto all’estremo, quindi facendo comprare la quasi totalità dei titoli emessi dai singoli stati alla BCE, potrebbe essere un’ottima arma in mano alla BCE per aiutare gli Stati in questo momento così duro? 

Matteo: Certamente sarebbe una misura per contenere l’aumento del debito, permettendo quindi agli Stati di finanziarsi a costo praticamente nullo. Tuttavia in qualche modo possiamo ritenerlo un metodo per garantire agli Stati di poter accedere facilmente ai mercati per ottenere liquidità. Mettiamoci ad esempio nei panni di un investitore istituzionale che partecipa alle aste per l’acquisto di titoli di Stato sul mercato primario. Se è certo che qualora vorrà liberarsi dei titoli di Stato acquistati ci sarà sempre qualcuno a cui venderli e ad un prezzo non troppo volatile (in quanto la BCE tramite i suoi acquisti tiene basso lo spread), sarà certamente più propenso ad acquistare titoli e quindi a rifornire di liquidità gli Stati che ne avranno bisogno.

FT: Ci stai dicendo che questo dovrebbe bastare a garantire agli Stati tutta la liquidità di cui avranno bisogno?

Matteo: certamente no! In primis perché abbiamo parlato in termini “estremi” ed ovviamente la BCE non potrà/vorrà mai acquistare tutti i titoli di Stato in circolazione. Secondo perché questo strumento seppur abbia finora consentito all’Europa di sopravvivere alla crisi del 2008 e sia stato temporaneamente potenziato permettendo alla BCE di acquistare non solo titoli investment grade (di buona qualità) ma anche titoli cosiddetti junk (come i titoli di stato greci), non ha la capacità di rifornire gli Stati di liquidità alla velocità necessaria, questo è il motivo per cui in Europa si sta parlando tanto di MES, Eurobond ed addirittura di Helicopter money, che sono strumenti in grado di incidere sull’economia reale in maniera più diretta.

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HELICOPTER MONEY, I SOLDI GRATIS CHE SALVERANNO L’ECONOMIA

C’è un elicottero, il più famoso dell’economia, che sorvolando i cieli di Washinton DC e sta lanciando soldi sulla gente, ma arriverà in Europa? No, non è un film ma la realtà, ed è anche una teoria del famoso economista Milton Friedman.  Ma torniamo con i piedi per terra: shock esogeno.

“Shock esogeno”: come in economia viene considerata una pandemia.

È esogena perché all’interno di un determinato modello, assume un valore indipendente dall’equilibrio rappresentato nel modello stesso; si tratta quindi di una variabile che influisce sull’equilibrio rappresentato nel modello, ma non è influenzata dall’equilibrio stesso. È come quando mangiando una bellissima mela nel bel mezzo di un prato verde incontaminato un verme viene fuori al primo morso, equilibrio distrutto.  

Questo shock influenza due fronti, la produzione, poiché le imprese staccano la spina e non producono, e la domanda, per via del calo dei consumi.

Tornando alla mela e alla scena paradisiaca, se vuoi recuperare e salvare quell’attimo di benessere che stavi vivendo devi trovarne un’altra (di mela) subito. Ma non hai i soldi per comprarla, ecco, adesso dovrebbe arrivare l’helicopter money che sorvolando quell’incredibile prato verde incontaminato lanciandoti soldi dal cielo arriva in tuo soccorso.

Quindi, anche se abbiamo giocato con le rappresentazioni si intende che è una manovra molto forte. Come più volte specificato da economisti del calibro Mario Draghi, è una manovra forte quella di cui abbiamo bisogno.

“L’eccezionalità della situazione impone all’Europa una risposta tanto forte e decisa quanto celere”.

– Mario Draghi –

L’helicopter money è una politica non convenzionale che consiste in trasferimenti all’economia reale da parte delle banche centrali o in via diretta attraverso accrediti sui conti correnti o in via indiretta attraverso sussidi e riduzioni di tasse applicate dai governi centrali.

Quali sono i PRO della politica helicopter money?

Sicuramente la possibilità di veicolare nel modo più diretto e rapido possibile liquidità a cittadini e imprese, cercando così di stimolare la domanda nominale aggregata ed evitare i rischi di una trappola della liquidità. La possibilità di immettere liquidità nel sistema senza aumenti di tasse, che potrebbe voler dire contrazione dei consumi e sicuramente evitare di emettere ulteriore debito.

Ma non è tutto oro ciò che luccica, perché tutto ha un costo e in questo caso potrebbe essere la tanto temuta inflazione. L’acerrima nemica della Germania, che ricorda ancora quando dopo la prima guerra mondiale i suoi cittadini dovessero andare a fare la spesa con la carriola. A quell’epoca la moneta era talmente svalutata da portare alla creazione del detto “non lasciare i tuoi soldi incustoditi che potrebbero rubarti la carriola”.

Scendendo giusto per un attimo nei meandri contabili, per le casse della BCE questa politica espansiva a seconda di come viene messa in atto può:

  • nel caso di manovra indiretta (con obbligazioni emesse dal governo per finanziare i trasferimenti, quindi con acquisto della banca centrale) portare a un aumento delle sue passività e delle sue attività senza modificazioni della posizione patrimoniale netta;
  • nel caso di manovra diretta (con la banca centrale che trasferisce direttamente denaro alle famiglie) a un aumento delle passività della BCE, nessun aumento delle attività e una diminuzione della sua posizione patrimoniale netta, situazione tanto temuta dai banchieri centrali.

In conclusione, abbiamo visto che l’helicopter money drop è una soluzione drastica ma che potrebbe essere una via che percorribile. Senza ombra di dubbio è un’opzione costellata di aspetti negativi ma utilizzabile anche in altri versi, per esempio destinando liquidità anche alle imprese oltre che alle famiglie, in modo da mettere in moto sia domanda che offerta…ma chi siamo noi per poter dire la nostra? (o no?!?)

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LA TOKENIZZAZIONE NEL SETTORE IMMOBILIARE

Sono passati anni dalla prima volta che si è sentito parlare di tokenizzazione immobiliare e ancora oggi sono poche le operazioni (almeno quelle conosciute) che possano essere prese ad esempio.

Partiamo dal concetto di token

Il token altro non è che la trasposizione virtuale di un asset, o di una parte di esso. Per chi mastica abbastanza di finanza possiamo fare un parallelismo e dire che la tokenizzazione è un processo molto simile alla “commodizzazione”, cioè la quotazione delle materie prime sui mercati, che le rende facilmente scambiabili, con un vantaggio in più: il supporto della trasparenza della blockchain.

E’ semplice pensare che la tokenizzazione, in un settore molto rigido ma trainante per l’economia come il settore immobiliare, possa essere la soluzione che da tempo gli operatori cercano. La ragione principale è che porterebbe liquidità che renderebbe meno rigido un mercato, creando un vantaggio per l’intero ecosistema che vive e orbita intorno ad esso. 

Questo perché seppur esista un mercato, che specie in questo periodo e in particolari città risulti florido (almeno così era prima del COVID-19). Qualsiasi operatore trarrebbe giovamento dal poter liquidare in parte o del tutto il proprio patrimonio immobiliare, migliorando la rotazione del circolante.

I vantaggi della tokenizzazione nel settore immobiliare

La realtà attuale prevede invece una serie di lungaggini burocratiche e amministrative che, per far sì che un operatore immobiliare arrivi alla chiusura di un’operazione, e quindi all’ottenimento dei propri margini.

Siamo abituati ad attendere periodi molto lunghi, dovuti dalla richiesta dei mutui in banca da parte degli acquirenti o all’organizzazione di un rogito, tempi che possono traslare l’incasso degli sviluppatori di trimestri o più; realtà che viene vissuta non solo dall’operatore ma anche da suoi fornitori.

Sono queste le situazioni ideali in cui un token, distribuito sul mercato globale tramite un exchange, porterebbe alla vendita totale o parziale del patrimonio immobiliare e alla generazione di flussi che in pochi minuti.

Creerebbero un polmone finanziario in grado di dare ossigeno a tutti gli attori del mercato immobiliare. 

Ma non si tratta solo di operatori immobiliari, bensì di investitori, perché proprio come con il crowdfunding, la tokenizzazione porterebbe il mercato immobiliare alla portata del piccolo-medio risparmiatore.

La grande differenza rispetto all’ormai noto crowdfunding: un mercato globale.

Nello specifico, la possibile generazione di token nel real-estate significherebbe:

  • disintermediare un sistema altamente bancocentrico che non segue la velocità del business e creare un nuovo operatore finanziario;
  • abbattere la pressione di finanziamenti sugli operatori immobiliari, che da anni provengono da un’unica categoria di operatore;
  • possibilità per l’imprenditore di pagamenti con un orizzonte temporale più breve dei fornitori;
  • reinvestimento dei capitali ottenuti nel medio periodo.

In breve un mercato altamente liquido e performante. 

Tokenizzazione immobiliare a Manhattan

Prova ne è l’immobile di Manhattan che è stato tokenizzato su Ethereum per un valore di 30 milioni di dollari.

Primo immobile tokenizzato a Manhattan in Ethereum.

L’immobile ha un valore stimato di oltre 30 milioni di dollari. Consiste nello specifico, in 12 unità abitative della grandezza di 160 m² situate sulla tredicesima strada all’altezza dell’East Village.

Il sottobosco freme e gli operatori sono sempre più interessati all’argomento, ma perché non si è ancora vista nessuna operazione del genere in Italia?

  1. Perché non esiste una normativa pronta per far sì che i token possano essere scambiati sugli exchange presenti sul mercato;
  1. Si dovrebbe rivoluzionare una burocrazia altamente ingessata come quella italiana;
  1. C’è bisogno di smart-contract evoluti che si adattino al nostro sistema.

Ma non dobbiamo pensare che ci siano solo lati positivi.

Cosa accadrebbe se la tokenizzazione prendesse piede nel mercato real-estate rendendolo addirittura volatile?

Si interromperebbe la tipica ciclicità del settore e tutti gli attori dovrebbero rivedere le proprie strategie adeguandole a tempistiche completamente diverse. 

Riassumendo possiamo dire che il processo di tokenizzazione degli asset del mondo reale sta per rivoluzionare la maniera in cui operano svariati business come il real-estate.

Sarà in grado di migliorare la velocità delle transazioni, garantendo trasparenza, responsabilità e, soprattutto, elevando la liquidità.