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INTERVISTA A ANTONIO LA MURA, COUNTRY MANAGER ITALY AT FINOM

FT: Da pioniere in questo settore, come è nata la tua passione per il fintech? 

La mia passione per il settore è nata un po’ per caso e un po’ per vocazione. Fin dall’università sono stato appassionato di startup e durante la mia prima esperienza lavorativa nel 2014 ho partecipato all’espansione in Italia di una piattaforma internazionale di equity crowdfunding. Questo mi ha dato la possibilità di avere una visione più ampia di come stava evolvendo il mercato all’estero e delle opportunità che si sarebbero presentate di lì a breve anche in Italia.

In quegli anni il termine “fintech” era ancora poco utilizzato. Apparteneva soltanto agli addetti ai lavori. Ho avuto la fortuna di trovarmi coinvolto in un nuovo movimento, prima europeo e poi italiano, che puntava a rivoluzionare i servizi finanziari tradizionali. Sono convinto che saranno ancora molte le novità che ci stupiranno nei prossimi anni.

FT: Pensi che l’ecosistema fintech negli ultimi anni sia cresciuto abbastanza in Italia rispetto al resto d’Europa? 

Credo che sia cresciuto molto e alcuni segmenti anche più delle aspettative. Basta pensare al successo delle startup nell’ambito dei finanziamenti alle imprese. Tuttavia l’ecosistema nazionale nel suo insieme è ancora distante da altri paesi come Regno Unito o anche in Francia e Germania.

In ogni caso il mercato italiano ha visto una fortissima crescita e l’ingresso in Italia di player internazionali è un elemento positivo perché dimostra la capacità del mercato di accogliere nuove iniziative fintech e, di conseguenza, sono sicuro che questo stimolerà nuove iniziative imprenditoriali italiane.

FT: Raccontaci di FINOM, dei servizi che offrite e a chi vi rivolgete

FINOM è una start-up a vocazione europea, che eroga servizi finanziari online per adesso in Germania e Italia, con quartier generale ad Amsterdam (Olanda). La nostra struttura geografica conferma la volontà di considerare il mercato europeo nel suo insieme, senza concentrarsi nei singoli paesi. È stata fondata nel 2019 e da allora la sua missione è quella di semplificare la vita di imprenditori e professionisti, che sono la spina dorsale dell’economia europea. Offriamo un servizio finanziario B2B e al 100% digitale, che aggrega in un’unica piattaforma la fatturazione elettronica, un conto business e funzionalità a valore aggiunto come la riconciliazione bancaria. Vogliamo diventare dei veri e propri “assistenti personali” per chi fa business, muovendoci verso un servizio completo di business finance management. Una direzione che attrae molti investitori. Nel 2020 abbiamo raccolto 16.8 milioni di euro di investimenti, con partecipazioni importanti come quella di Target Global, un fondo d’investimento internazionale con base a Berlino, che gestisce un portafoglio di asset da oltre 800 milioni di euro

FT: FINOM è una fintech altamente concentrata nella semplificazione dei processi amministrativi aziendali, come si sta sviluppando l’azienda in Italia rispetto alle altre nazioni in cui siete presenti?

L’azienda all’estero offre un conto business per freelance e imprenditori con IBAN locale. In Italia siamo partiti invece offrendo un servizio essenziale ed estremamente semplice di fatturazione elettronica, ma fin da subito abbiamo avuto l’intenzione di supportare i nostri clienti con funzionalità integrate che potessero semplificare la gestione delle sue finanze a 360 gradi. Il nostro servizio vuole essere un vero assistente digitale per l’imprenditore o il professionista che troppo spesso ha difficoltà nel gestire la propria attività amministrativa e a reperire in modo semplice e immediato lo stato di salute della sua attività. Abbiamo quindi già introdotto feature come il tracking delle fatture e i reminder automatici di pagamento ai clienti per sollecitare il saldo; il calcolo di crediti esigibili e debiti da pagare a 7, 14, 30, 60 e 90 giorni dall’emissione o ricezione della fattura; riconciliazione di fatture e transazioni bancarie e l’accesso al commercialista. Nei prossimi mesi saremo invece in grado di offrire anche un conto business associato a carte di pagamento, come già avviene all’estero, in linea con il nostro obiettivo di semplificare al massimo la gestione amministrativo-finanziaria delle attività dei nostri clienti.

FT: Quali credi siano stati gli effetti del covid che hanno maggiormente impattato il settore?

Credo che l’elemento chiave dell’esperienza vissuta negli ultimi mesi sia la dimostrazione dell’efficacia di strumenti di comunicazione a distanza per la stipula di servizi finanziari. I clienti hanno compreso l’effettiva convenienza di acquistare o attivare servizi bancari senza recarsi fisicamente allo sportello. Hanno inoltre acquisito fiducia in queste nuove modalità di attivazione dei servizi, rendendoli una nuova abitudine.

Allo stesso tempo gli operatori sono stati costretti ad adeguarsi a modalità innovative. In molti hanno avuto l’occasione di allinearsi al mercato e di raggiungere un livello di innovazione, che prima apparteneva soltanto alle startup del settore.

Credo che, nel breve termine, ci sarà una fortissima crescita dei processi di digital transformation all’interno dei settori tradizionali. Il gap di servizio fra le incumbent e i nuovi entranti si ridurrà sempre di più.

FT: Ti sentiresti di consigliare un’esperienza in una start-up fintech a un giovane che ha appena completato gli studi o consigli prima un’esperienza in una grande corporation? 

Più che l’azienda, quel che mi sentirei di suggerire è lavorare all’interno di un progetto nuovo e sfidante, e in linea con le proprie ambizioni. Nel mercato ci sono aziende di pochi mesi che sono gestite con processi iper strutturati e realtà con più di 100 anni che hanno invece ancora la stessa agilità e ambizione di una startup. Per questo motivo suggerirei di concentrarsi più sul lavoro che si andrà davvero a fare, sulle persone con le quali si andrà a collaborare, a quanto si può imparare e sull’impatto che questo progetto può avere sulla propria crescita personale.

Che il tuo lavoro sia in una startup o in una corporation, per poter avere successo hai bisogno di coraggio, curiosità e resilienza. Se trovi il progetto giusto e convincente, allora sarà quella la scelta migliore.

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INTERVISTA A JACOPO FRACASSI, RESEARCHER AT OSSERVATORIO BLOCKCHAIN & DISTRIBUTED LEDGER

FT: Partiamo da te, ci potresti raccontare il tuo percorso? 

JF: Ho studiato al Politecnico e tramite un amico poi mi è stato detto che c’erano delle posizioni aperte agli Osservatori Digital Innovation del Politecnico e quindi sono andato per informarmi, anche se non sapevo con esattezza quali Osservatori stessero cercando. Durante i colloqui mi hanno presentato le varie opportunità e tra queste c’era anche il “neonato” Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger, al colloquio ero l’unica persona che già sapeva cosa fosse la tecnologia Blockchain. Sono infatti per natura molto curioso e mi ero informato personalmente su cosa fosse già negli anni precedenti. A inizio 2017 ancora solo poche persone conoscevano queste tecnologie o Bitcoin.

FT: Blockchain e criptovalute, potresti fare chiarezza, spesso le due cose si confondono

JF: Nel 2008 all’interno del suo celebre paper Satoshi Nakamoto combina alcune soluzioni tecnologiche già esistenti e conosciute (crittografia, proof of work, reti peer2peer, sistemi di incentivi) in un’architettura nuova. Il paper definisce un sistema che consente di rappresentare la proprietà di alcuni “oggetti” digitali, chiamati Bitcoin. I bitcoin sono perciò contemporaneamente la prima criptovaluta e la prima applicazione della tecnologia Blockchain. Le criptovalute sono infatti monete digitali decentralizzate che utilizzano tecniche crittografiche e sistemi di allineamento degli incentivi per garantire la sicurezza degli scambi tra gli utenti. A differenza delle valute tradizionali, non esistono enti centrali che intermediano le transazioni e le regole con cui avvengono gli scambi sono scritte in un software open-source pubblicamente verificabile. Mentre la Blockchain è la tecnologia alla loro base e rappresenta un particolare tipo di registro distribuito strutturato sottoforma di una catena di blocchi. Pur essendo nata come semplice meccanismo dietro le criptovalute oggi la Blockchain è utilizzata da sempre più aziende in tutto il mondo e anche molti Governi guardano con interesse a queste tecnologie.

FT: Di cosa vi occupate in Osservatorio Blockchain?

JF: L’Osservatorio ha la mission di generare e condividere la conoscenza sui temi Blockchain e Distributed Ledger e contribuire allo sviluppo del mercato italiano, creando occasioni di incontro e confronto tra i principali attori attivi sul tema. Analizziamo inoltre i principali trend internazionali in questo ambito e cerchiamo di raccogliere dati utili per tutto il settore.

FT: Qual è il tuo punto di vista sul futuro delle criptovalute e sul futuro della blockchain al di fuori del mondo finanziario?

JF: Se nel passato il valore delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger è stato messo in discussione, negli ultimi anni qualcosa sembra essere cambiato. Tutti ora guardano con grande interesse a queste tecnologie: sviluppatori, startup, aziende, big tech, governi, istituzioni e pubbliche amministrazioni. L’utilizzo di tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, partito dal settore finanziario, si è ora diffuso in molti altri ambiti. Colossi come Walmart (grande distribuzione), Maersk (logistica) e LVMH (moda e lusso) hanno intrapreso importanti progetti di innovazione basati su queste tecnologie; le big tech si sono attivate: Facebook con Libra; Telegram con TON; Amazon, Microsoft e Alibaba con soluzioni “Blockchain as a Service” per le aziende. Anche le istituzioni pubbliche e i governi hanno iniziato a investire in maniera decisa sulla Blockchain: il Regno Unito sta lavorando a un catasto nazionale basato su Blockchain, gli Stati Uniti e la Russia stanno testando diverse applicazioni dal voto al pagamento delle tasse, la Commissione Europea ha lanciato l’European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), per promuovere servizi pubblici basati su queste tecnologie. 

Per quanto riguarda le criptovalute invece è innegabile che ormai abbiano un ruolo rilevante, testimoniato anche dal loro valore sempre in crescita. In alcuni paesi come ad esempio il Venezuela sono diventare rapidamente molto utilizzate e le stablecoin, ovvero le criptovalute stabilizzate rispetto ad altre valute fiat esistenti (e.g. il dollaro) si stanno diffondendo sempre di più in Paesi che subiscono l’inflazione come l’Argentina o alcuni paesi africani, dove anche i merchant le accettano per i loro pagamenti.

FT: Infine, vorremmo chiederti cosa consiglieresti a un giovane che vorrebbe avvicinarsi al mondo della blockchain? Come e dove formarsi, ma soprattutto come entrare in contatto con aziende del settore?  

JF: Per approcciare la tecnologia Blockchain suggerisco assolutamente di iniziare a frequentare il cosiddetto crypto-twitter, ovvero i vari account che trattano tematiche inerenti al mondo Blockchian su Twitter. Può infatti essere sicuramente utile per iniziare ad avvicinarsi a questo mondo, date anche le numerose discussioni che ne scaturiscono. A partire da questo raccomando però di andarsi poi ad approfondire e leggere i principali white paper, incluso quello di Bitcoin, e approfondire anche con alcuni report generalisti, come ad esempio i nostri report pubblici che pubblichiamo ogni anno in corrispondenza del nostro convegno. Anche partecipare ad eventi di questo tipo può essere molto utile. Il prossimo nostro convegno si terrà ad esempio il 22 gennaio 2021 e solitamente queste occasioni sono ottime anche per confrontarsi con alcuni attori internazionali. I vari eventi Blockchain, una volta che potremo tornare a farli in presenza, rappresentano anche un ottimo modo per entrare in contatto con le aziende.

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INTERVISTA A FEDERICA ROCCO, CEO DI CRYPTOVALUES

FT: Ci potresti raccontare il tuo percorso professionale? 

FR: Sono sempre stata affascinata dall’informatica. 

Mio padre, precursore in questo settore, mi ha sin dall’università stimolato ad usare Autocad quando ancora ad Architettura, i professori non ne volevano sapere di disegni realizzati via Cad.

Il mio ingresso nel mondo cripto? È avvenuto per pura curiosità personale. 

Un amico mi stuzzicò con un libricino pubblicato da Tombolini Editori dal titolo “Bitcoin Manifesto”, chiedendomi, a fine lettura, cosa avessi compreso.

Confesso che inizialmente lo guardai perplessa pensando, cosa mai poteva esserci scritto li che non avrei potuto capire? 

A fine lettura capii il perché della sua domanda. 

Ne intuivo il potenziale ma non sapevo come esprimerglielo perché non conoscevo affatto la materia.

Comprendendo che me ne sarei appassionata, il mio amico mi suggerì libri da studiare, articoli su Medium di approfondimento, mi mostrò come si operava e da lì cominciò tutto.  

Mi iscrissi a Twitter, partecipai a non so più quanti gruppi su Telegram, scoprii le ICO e, di li a poco, avevo un account in tutte le Exchange esistenti e presenziavo ad ogni evento.

Incontrai così Andrea Medri (CFO @The Rock Trading) ad una conferenza a Montecitorio nel 2017. Mi parlò dell’intenzione di creare un Consorzio che seguisse il tema della blockchain e della regolamentazione in Italia, per fa si che questa tecnologia si sviluppasse a favore del nostro sistema paese e non sfavorendoci come spesso accade. 

Dopo un anno di lavoro, nell’estate 2018, è nata Cryptovalues ed oggi, 30 settembre con orgoglio possiamo dire di aver raggiunto un altro importante traguardo con la Digital Rock Holding, della quale facciamo parte, che ha concluso il suo primo equity crowdfunding  con un ampio consenso e con un giorno in anticipo sui tempi!

FT: Blockchain e criptovalute, potresti fare chiarezza, spesso le due cose si confondono.  

FR: La blockchain è una nuova tecnologia che nasce nel 2008 dall’unione di precedenti tecnologie esistenti. 

È una tecnologia basata sulla forza della chiarezza, della fiducia e della trasparenza delle operazioni attraverso la decentralizzazione.

È destinata ad essere integrata in molti settori : bancario, assicurativo, finanziario, legale e molti altri ancora, quindi, rappresenta una grande opportunitá e, Cryptovalues, si pone come attore principale nel supporto dello sviluppo di questi nuovi processi.

È rivoluzionaria, perché assicura la fiducia tra le controparti in un sistema decentralizzato senza avere bisogno di un’autorità centrale che verifichi e autentichi le scritture sul registro (ledger), cambiando così il paradigma della fiducia!

La confusione fra blockchain e criptovalute, che per lo più viene associato al bitcoin è data dalle definizioni. Provo a spiegarmi meglio.

Con questa tecnologia nasce Bitcoin, la blockchain di bitcoin

Mai come in questo caso sono importanti le maiuscole.

Bitcoin: protocollo, software, community.

bitcoin: è un sistema elettronico decentralizzato di pagamento che non dipende da un’autorità centrale per il rilascio della moneta o per la validazione delle transazioni ed è una criptovaluta.

Possiamo dire che i bitcoin sono trasferiti utilizzando Bitcoin.

Le criptovalute sono ormai più di 3530, bitcoin è la più famosa, non solo perché è stata la prima ad essere stata creata, ma per le caratteristiche della sua blockchain e per la sua resilienza.

In 10 anni di vita ha creato un mercato e, conseguentemente sono nate anche altre criptovalute denominate altcoin (alternative coin).

FT: Di cosa vi occupate in CryptoValues.eu?

FR: Il Consorzio è prima di tutto impegnato a promuovere la diffusione della cultura legata alla blockchain e criptovalute. 

Il nostro lavoro consiste nel costante dialogo con le istituzioni, l’accademia e il mondo delle imprese, per contribuire alla definizione di una normativa che consenta una regolamentazione del settore e permetta lo sviluppo dell’Italia nel mercato globale della blockchain.

I rapporti istituzionali sono necessari perché essendo una tecnologia nuova, ci siamo resi conto che è estremamente importante collaborare con le autorità legislative, i regolatori e quelle parti istituzionali coinvolte per confrontarci liberamente in quelle che sono le criticità e, al tempo stesso, anche le opportunità. 

È altresì importante essere presenti in Europa, per questo il consorzio partecipa attivamente alle iniziative che nascono a Bruxelles.

La formazione è un altro aspetto altrettanto importante.

Abbiamo visto recentemente, soprattutto da novembre 2017 a gennaio di questo anno che si sono avvicinate tantissime persone, sia professionisti ma soprattutto gente comune, senza la minima cognizione di quanto stava accadendo e di quanto possa essere propositiva, ma insidiosa e complessa, questa tecnologia.

Il nostro obiettivo è quello di lavorare sia insieme al mondo finanziario che con la gente comune con il fine di far comprendere, ad entrambi, che possono avvicinarsi a questa realtà guidati e affiancati da professionisti del settore. 

La nostra attenzione alla regolamentazione, alle normative AML è sempre altissima e l’attenzione è volta a non perdere una chance che porterà e, in verità già porta, sviluppo, lavoro e opportunità.

È interesse di tutti trovare dei punti in comune e di contatto che ci permettano di poter sviluppare le nostre relative industrie, assieme, creando nuove sinergie, collaborando e sviluppando nuove forme di lavoro.

Infine sono importantissime le relazioni con il mondo accademico perché qui nasce la futura classe dirigente, ed è importante che il mondo accademico possa trasmettere questa realtà.

Il Consorzio vuole diventare parte propositiva per lo sviluppo della ricerca e dare il proprio supporto per la ricerca di progetti interessanti.

FT: Qual è il tuo punto di vista sul futuro delle criptovalute?

FR: Stanno entrando a far parte della nostra vita.

Personalmente credo che si debba cercare di fare uno sforzo di approfondimento per conoscerle, comprenderle e valutarle il loro potenziale, a mio avviso, altissimo.

FT: Infine vorremmo chiederti cosa consiglieresti a un giovane che vorrebbe avvicinarsi al mondo delle criptovalute? Come e dove formarsi e entrare in contatto con aziende del settore?  

FR: Cryptovalues ha da poco, inizio settembre, aperto a giovani studenti (junior professional) interessati ad approfondire e partecipare attivamente alle attività del consorzio.

In questo modo possono cominciare a relazionarsi con leader del settore, che già ne fanno parte, con un contributo personale. 

Per ulteriori informazioni troverete maggiori informazioni qui.

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INTERVISTA CON MARCO MASOTTO DI CARDO AI

FT: Partiamo dalla tua esperienza professionale, da dove sei partito e di cosa ti occupi oggi. 

MM: Allora, sono partito ormai oltre 13 anni fa… durante gli studi ho fatto qualche stage tra Milano e Londra e poco prima della laurea sono entrato Mediobanca. Inizialmente mi sono occupato di origination e strutturazione di operazioni di finanziamento per corporate italiane, poi sono passato a gestire il portafoglio lending della divisione CIB ed infine sono diventato responsabile del coordinamento delle attività della sede di Londra dove ho concluso la mia esperienza in banca. Da qualche mese mi sono unito al team di Cardo AI per sviluppare l’offerta nel settore delle cartolarizzazioni sia lato prodotto che lato clienti. La Securitisation Platform di Cardo è un SaaS che consente a originator, investitori e servicer di gestire in maniera più efficiente le cartolarizzazioni. Il nostro prodotto supera l’utilizzo di file excel e altri sistemi frammentati tipici dell’industria, offre un unico punto d’accesso per la gestione di grandi quantitativi di dati, dando agli utenti la possibilità di creare statistiche evolute e personalizzate, effettuare analisi di scenario (anche con il supporto di algoritmi di ML e AI), nonché ottenere reportistica dedicata che risponde ai requisiti ESMA.

FT: Sono pochi i nostri connazionali che dall’estero tornano in Italia, soprattutto quando si parla di finanza, come hai preso questa decisione? 

MM: È stata una decisione abbastanza facile: sono tornato per stare più vicino alla mia famiglia. Ho una figlia di 7 anni (oltre a una moglie) e vederla solo in video o 2 giorni alla settimana non era abbastanza.

FT: Banca e poi fintech, spiegaci perché.

MM: La componente tecnologica mi ha sempre affascinato, ho studiato programmazione e poi ho scelto il corso di laurea in Economia dei Mercati Internazionali e delle Nuove Tecnologie. Dopo tanti anni nella finanza tradizionale avevo voglia di nuovi stimoli e vedevo nel fintech un treno di opportunità che rischiavo di farmi scappare ogni giorno che passava e io ne rimanevo fuori. Il passaggio non è stato facile come pensavo inizialmente, ho dovuto studiare molto sia per rimettermi al passo con le evoluzioni tecnologiche, capire le tendenze del mercato e le caratteristiche dei vari prodotti e servizi, crearmi un network adeguato e, non da ultimo, selezionare i player più credibili.

FT: Su quali tecnologie avete scelto di puntare in Cardo?

MM: Partendo dall’obiettivo di fornire un prodotto che consenta ai nostri clienti di gestire grosse quantità di dati, velocemente e ad un basso costo, abbiamo lavorato per ottimizzare ogni singolo aspetto del processo di raccolta, archiviazione e gestione dei dati. 

Abbiamo costruito il nostro prodotto in cloud per dare la possibilità di accedere alla piattaforma dovunque e con modalità diverse senza i limiti dettati della potenza di calcolo dei device utilizzati. Abbiamo realizzato un database evoluto che consente di evitare lo staging per buona parte dei calcoli effettuati abbattendo così i tempi di latenza. Offriamo agli utenti microservizi attraverso un’interfaccia basata su React JS  totalmente indipendente dal backend per massimizzare la user exeperience e l’affidabilità della piattaforma. 

FT: Come pensi si evolverà il fintech nei prossimi anni in Europa?  

MM: Il settore attrae un interesse sempre maggiore sia da investitori privati che da istituzionali, ma siamo ancora lontani dai round milionari tipici della Silicon Valley. I prossimi mesi saranno fondamentali per tirare le prime somme sulla capacità dei player di resistere ai momenti difficili di mercato e agli effetti della crisi generata dalla pandemia di Covid-19, che si manifesteranno a pieno solo una volta che le misure di sostegno messe in campo dai governi termineranno. Credo che per consentire alle imprese europee di crescere e competere con player US ed asiatici servano da un lato un mercato davvero unico in termini di regolamentazione e possibilità di accesso ai capitali, e dall’altro degli stimoli concreti che permettano di superare la dimensione nazionale ed espandersi almeno a livello continentale, obiettivo che pochi player sono riusciti a raggiungere finora. 

FT: Ti faccio un’ultima domanda con la speranza che possa essere di aiuto alla community di FT, ti sentiresti di consigliare un’esperienza in una start-up fintech a un giovane che appena completato gli studi o consigli prima un’esperienza in una grande corporation? 

MM: Le grandi corporation offrono senz’altro dei percorsi di inserimento e crescita strutturati con delle esperienze di apprendimento definite che permettono di crearsi delle conoscenze specifiche molto solide ed in tempi brevi. In una start-up invece bisogna costruirsi il proprio percorso mentre si costruisce l’azienda e non è cosa per tutti. Lavorare in un ambiente poco strutturato, anche se ha degli svantaggi, ti porta a dover prendere decisioni in ogni momento (con le conseguenti responsabilità) ma allo stesso ti mette in “presa diretta” con il risultato del tuo lavoro.

Se si è pronti ad accettare le sfide, impegnarsi a fondo per migliorare il prodotto e se stessi, le start-up offrono opportunità uniche per imparare cosa serve a realizzare qualcosa. 

Bisogna però stare attenti a scegliere dei progetti credibili portati avanti da team solidi, che siano in grado di mettere insieme vision ed execution, avendo allo stesso tempo la capacità di trasmettere valori e competenze ai propri collaboratori. 

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INTERVISTA A VALERIO VILLANI, CONTENT CREATOR

Una delle domande che riceviamo più frequentemente riguarda la ricerca di lavoro nella nuova normalità. Non essendo professionisti nel campo delle Human Resources abbiamo pensato di intervistare un ex head hunter ora content creator impegnato nel divulgare su Youtube le best practices per trovare o cambiare lavoro.

FT: Partiamo dalla tua esperienza professionale, da dove sei partito e di cosa ti occupi oggi?

VV: Mi sono laureato Magistrale in Luiss in Management con Major in Entrepreneurship and Innovation, all’ultimo anno di magistrale avevo la necessità di svolgere un tirocinio curriculare per l’ottenimento dei crediti formativi per accedere all’esame di laurea e ho avuto l’opportunità di entrare in una nota multinazionale di ricerca e selezione di personale, da quel momento in poi il mio modo di vedere il mondo del lavoro è cambiato completamente.

Sono entrato a conoscenza di tutte le dinamiche che ci sono dietro un iter selettivo. Prima da stagista e poi, dopo 6 mesi, sono stato assunto a tempo indeterminato.

Sembrerà folle ma poiché sono un po’ fuori di testa, ho deciso dopo un anno di lasciare il mio posto e dedicarmi sia al mio canale Youtube, dove parlo di Lavoro, Personal Branding e Finanza personale e alle mie attività imprenditoriali legate al business di famiglia che mi lega alla città di Salerno.

Diciamo che l’essere statici non fa per me!

FT: Multinazionale e poi passaggio al mondo digital con una forte componente imprenditoriale, cosa ti ha portato a questo cambiamento? 

VV: La risposta è semplice, nel corso della mia vita ho sempre avuto idoli un po’ folli, mia mamma, che ha condotto l’azienda di famiglia da sola e ha cresciuto me e mio fratello senza l’aiuto di nessuno, mio fratello stesso, ingegnere aerospaziale che l’anno scorso si è licenziato da Leonardo per venire a supportare l’impresa di famiglia ed infine il mio idolo di infanzia, Kobe Bryant, che insegna a fare sempre meglio e ad onorare al meglio la propria esistenza.

Sono una persona che vuole sempre di più da se stessa e non riesco a vivere al pensiero di adagiarmi sugli allori.

Spero di far trasparire questo modo di pensare in tutte le mie iniziative.

Tornando però al mondo del business, non sarò banale dicendo che il digitale offre tantissime opportunità, questo è scontato. Dirò semplicemente che nel 2020, costruire una Community è più importante di costruire un grattacielo.

FT: Come pensi la tecnologia cambierà la tua professione e come l’ha già cambiata?

VV: LinkedIn su tutti ha cambiato completamente il modo di cercare lavoro e lato aziende di trovare i talenti migliori.

Basti pensare che al giorno d’oggi tutte le persone del mondo hanno accesso ad ogni singola opportunità lavorativa esistente. 

Tradotto: aumento della competitività.

Sia per i candidati nel dover essere impeccabili visto che ora hanno a che fare con competitors provenienti virtualmente da tutto il mondo e sia per le aziende dato che devono continuare ad investire in manovre di branding per attirare i migliori talenti.

Mi raccontavano i miei manager che prima si svolgeva tutto di persona, ogni singolo step dell’iter selettivo veniva svolto di persona, anche lo screening del cv. 

Ora invece le fasi di screening vengono svolte completamente in maniera digitale, ci sono software che fanno automaticamente saltar fuori i cv più validi, LinkedIn ci da una panoramica del profilo prima ancora di incontrarlo, insomma al giorno d’oggi è molto più facile per il recruiter e molto più difficile per i candidati.

Quindi è fondamentale per un candidato sapere esattamente come scrivere un cv, come creare un profilo LinkedIn e come posizionarsi al meglio sul mercato del lavoro.

FT: Quali pensi siano le professioni che saranno più apprezzate nei prossimi anni?   

VV: Una sola parola, Informatica!

Analisi dei dati, Sviluppo software e Cybersecurity. Questi sono i tre settori che monopolizzeranno (e già monopolizzano) le opportunità di lavoro.

Per tutte le altre posizioni, specie se si vuole emergere, è fondamentale un percorso di eccellenza e altamente specializzato.

Il mercato del lavoro è sempre di più candidate driven e la specializzazione è diventata fondamentale.

Quello che un tempo era utile per differenziarsi, come ad esempio la conoscenza dell’inglese o l’esperienza all’estero, ora sono diventate delle cose scontate.

FT: Non possiamo esimerci dal farti una domanda legata al momento storico che stiamo vivendo, cosa consigli a chi cercare lavoro post-covid? 

VV: Curare il proprio profilo, e per curare intendo avere un cv impeccabile, avere un profilo LinkedIn ben posizionato e sapere esattamente come posizionarsi in un determinato settore, dico sempre che dobbiamo vedere il nostro profilo come fosse un prodotto che vogliamo vendere, NON svendere.

Non basarsi solo sugli annunci, gli annunci di lavoro, specie sui social o sulle piattaforme dedicate, ci danno consapevolezza di un’esigenza dell’azienda in questione ma allo stesso tempo fanno in modo che il nostro profilo sia in competizione con tantissimi altri profili. 

Il mio consiglio è muoversi anche per vie traverse (siti aziendali, Network personale, candidature spontanee)

Ed infine, non demoralizzarsi e non prendere sul personale i rifiuti. In un iter selettivo ci sono tantissime sfaccettature diverse e i motivi di un rifiuto possono essere tantissimi. Il mio consiglio è quello di ringraziare, andare avanti e mettersi sempre a disposizione, NON IN MANIERA DISPERATA ma da professionista.

Ci sarebbero anche altre cose da aggiungere ma per motivi di “spazio” mi limito a questi 3 consigli che ritengo siano i più importanti, per quello vi invito a dare un occhiata al video “Come cercare e trovare lavoro (Post Covid): 6 consigli pratici. Potete trovarlo sul mio canale.

FT: Ti sentiresti di consigliare un’esperienza in una start-up o in una realtà medio piccola a un giovane che appena completato gli studi o consigli prima un’esperienza in una grande corporation? 

VV: La famosa domanda da un milione di dollari.

Torniamo seri, la startup ti da la possibilità di poter subito incidere direttamente sui risultati dell’azienda e vedere il tuo impatto reale, ti permette di metterti alla prova in tantissime attività diverse tra loro e acquisire competenze molto più rapidamente rispetto ad una realtà più grande e strutturata. 

D’altro canto la multinazionale ti da la possibilità immediatamente di portare valore al tuo cv, di essere più spendibile sul mercato del lavoro e di vedere come si struttura una grande realtà, con le gerarchie e i compiti specifici.

L’ideale sarebbe fare un’esperienza in startup come stagista durante il percorso di studi e una volta conseguita la laurea entrare in una grande corporation. 

Poi una volta assaggiate entrambe si decide quale fa di più al caso nostro!

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L’INNOVAZIONE PURPOSE DRIVEN DI FLOWE

Se vivi in Italia ed hai accesso ad internet ed ai mass media è praticamente impossibile che tu non abbia già sentito parlare almeno una volta di FLOWE.

Nel nostro caso specifico, essendo appassionati di fintech e di sostenibilità, non ci perdiamo una novità del settore ed eravamo saldamente connessi alla live su Linkedin per il lancio di Flowe presentata da Ivan Mazzoleni CEO (Cultural Energy Orchestrator) di FLOWE, Massimo Doris Amministratore Delegato di Banca Mediolanum e Oscar di Montigny Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e Presidente di FLOWE. Un trittico niente male, se sei interessato a rivedere la live questo è il video che fa per te:

Come nasce e come si definisce FLOWE

FLOWE tecnicamente è una Società Benefit, ovvero un’azienda che pur ricercando il profitto ha anche un obiettivo più ampio di tipo sociale. 

Rientra nella categoria delle aziende “purpose driven”, dove l’impatto positivo conta più dei dividendi, si colloca infatti a metà tra una ONLUS e un’azienda classica, per cui definirla banca o carta è sicuramente errato e limitante rispetto alla mission che vuole raggiungere. 

Il servizio che offre FLOWE è un conto con IBAN Italiano completamente digitale, gratuito ed ecosostenibile a cui è collegata una carta di pagamento contactless Mastercard dotata delle più evolute funzionalità di sicurezza e realizzata in un materiale inedito: il legno.

La sostenibilità è quindi carattere distintivo per FLOWE che punta ad un target sensibile alle tematiche ambientali, alla continua ricerca del benessere personale e collettivo.

Partecipando a un progetto di Natural Capital Partner, FLOWE sta contribuendo a fermare la deforestazione di circa 47.000 ettari di foresta, inizialmente previsti per le piantagioni di olio di palma. Questo, più altre iniziative, dà a FLOWEla certificazione di Carbon Neutral, ovvero un’azienda che compensa la CO2 che essa stessa emette. 

Come funziona FLOWE

L’offerta FLOWE è davvero semplice, esistono due piani di attivazione, il primo completamente gratuito, il secondo con un costo mensile di 10€ e funzionalità illimitate. Entrambi vengono aperti in pochi minuti da smartphone con un selfie.

Nel dettaglio le due offerte sono:

  • FAN è il piano totalmente gratuito, ha tutte le funzioni base del conto e della carta FLOWE Si può accreditare lo stipendio, domiciliare le bollette, fare bonifici, fare acquisti su e-commerce e nei negozi. Si attiva in automatico come piano base predefinito alla registrazione. 
  • FRIEND è il piano più avanzato che prevede un costo mensile di 10 € e funzionalità illimitate di carta e conto rispetto alla versione FAN. In aggiunta c’è la grande novità di EcoBalance che stima la quantità di CO2 prodotta dagli acquisti fatti con la carta Mastercard e per compensarla pianta gli alberi necessari a ripianare le emissioni. Il programma è completamente flessibile, non ha obbligo di permanenza, può anche essere provato per un mese e annullato il mese successivo, non ci sono assolutamente vincoli.

Particolarità e vantaggi di FLOWE

La prima e più interessante da sottolineare è la promozione sulla prima ricarica, inserendo il codice TITANFLOWE in fase di registrazioni otterrai 15€ di buono Amazon con i primi 5€ di ricarica, la seconda già menzionata sopra è la possibilità di avere oltre alla carta virtuale una carta fisica in legno, per ogni utente che richiede la carta infatti, Flowe gli dedica un albero.

La classica promo amico che fa guadagnare per ogni amico che si invita ha un nome proprio in FLOWE e si chiama Arcadia; quando si porta un amico in FLOWE si ricevono delle gemme, la moneta virtuale dell’app, da spendere nel bazar scegliendo giftcard di tantissimi partner come Amazon, Decathlon, Esselunga, Ikea e altri.

L’applicazione di FLOWE include funzionalità come i risparmi programmati e la divisione delle spese tra amici. 

Siamo certi che FLOWE ci stupirà continuamente con nuove campagne, funzionalità ed eventi, è una nuova realtà che vi consigliamo di seguire attentamente.

Disclaimer: come sempre nelle nostre recensioni selezioniamo solo fintech e prodotti che conosciamo e utilizziamo in prima persona. Non siamo consulenti finanziari, valutiamo le fintech per i loro servizi ed esprimiamo un parere del tutto personale.

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IL CONTO BUSINESS 100% SI CHIAMA QONTO

Abbiamo già recensito prodotti business a servizio delle PMI italiane, ma con questa nuova recensione della francese Qonto ci dedichiamo completamente al segmento corporate, perché mai come nelle aziende è necessario avere a disposizione soluzioni agili e veloci per far crescere il proprio business.

Chi è passato almeno una volta dalla trafila di aprire un conto aziendale, sa quanto tempo si perde in scartoffie e quanto sia difficile delegare gli accessi se non attraverso richieste e autenticazioni infinite.

Oltretutto è praticamente impossibile trovare una banca tradizionale che abbia reso 100% i propri processi, per qualsiasi cosa occorre recarsi in filiale e firmare documenti su documenti.

Registrarsi a Qonto e utilizzare i vari servizi per gestire bonifici, addebiti diretti, trasferte e note spese è un gioco da ragazzi. In più, una caratteristica fondamentale per migliorare la gestione contabile, è possibile integrare il sistema con il proprio commercialista. Accessibile sia da desktop che da pc.

Fattore di fondamentale importanza, anche se come detto all’inizio la startup Qonto è francese, il conto corrente che si attiva per una società italiana ha l’IBAN italiano e nonostante abbia un conto di gestione può essere attivato gratuitamente in prova per i primi 30 giorni dalla registrazione, senza alcun impegno. 

“Utilizziamo il design e la tecnologia per offrire a imprenditori e professionisti l’esperienza bancaria che meritano”

Alexandre Prot and Steve Anavi – Co-Founders @Qonto

Il design al centro della rivoluzione business

Qonto è un servizio che nasce dalla semplificazione di processi corporate desueti e troppo complessi per le imprese di nuova generazione e non solo. Rappresenta un alleato fondamentale per la gestione finanziaria aziendale, grazie alla straordinaria semplicità data dalla miglior esperienza utente.

Qonto è a tutti gli effetti una neobanca con oltre 100.000 clienti imprese, opera quindi come fintech nel B2B, sparsi tra Francia, Italia, Spagna e Germania. In Italia è attiva dal Maggio 2019, con un processo di internazionalizzazione che parte proprio dal nostro paese, con un team locale focalizzato sull’adattamento della strategia. 

A proposito di team, uno dei punti di forza di Qonto rispetto all’home banking tradizionale è proprio la gestione degli account con accessi multiutente, che permettono di gestire al meglio i permessi di ogni collaboratore, oltre a poter richiedere carte personalizzate.

Le tipologie di conti Qonto

Con un servizio clienti operativi ed efficiente è possibile aprire il proprio conto in meno di 15 minuti, scegliendo tra le differenti tipologie disponibili in base alla dimensione del business.

Opzione Solo

Il conto perfetto per il liberi professionisti con accesso ad un solo utente, ha un costo mensile di 9€, include una carta One base e 20 bonifici e addebiti diretti SEPA al mese.

Opzione Standard

L’alternativa perfetta per una PMI che ha necessità di utilizzare il conto multiutente fino a 5 componenti del team con 2 carte debito One già incluse nel canone mensile di 29€. I bonifici e addebiti diretti SEPA inclusi al mese salgono a 100.

Opzione Premium

Ha un canone di 99€ al mese e si adatta a realtà più strutturate con un numero illimitato di utenti che possono essere attivati sull’account aziendale. Vengono incluse nell’offerta anche 5 carte di debito One fisiche ed illimitate carte di debito One virtuali. I bonifici e addebiti diretti SEPA al mese sono 500.

Le tipologie di carte Qonto

Ogni conto corrente che si rispetti ha ovviamente degli strumenti elettronici di pagamento associati come le carte di debito.

Nel caso di Qonto, come già in parte espresso nel delineare le varie tariffe, ci sono 3 carte disponibili con caratteristiche differenti.

Carta One

La Carta One è la carta base di Qonto, non ha un costo aggiuntivo in quanto è inclusa nel canone di gestione del conto, a meno che vengano richieste carte supplementari oltre a quelle incluse nel pacchetto che hanno un costo di 5€.

I pagamenti con carta in euro sono completamente gratuiti con il limite di 20.000€ per un periodo di 30 giorni consecutivi e di 1.000€ per i prelievi in contanti che hanno un costo fisso di 1€ per prelievo.

Carta Plus

Per la Carta Plus è previsto un canone aggiuntivo di 6€ mensili che prevede il miglioramento di alcune condizioni rispetto alla carta base One.

Per esempio le commissioni sui pagamenti extra ue sono dimezzati all’1% rispetto al 2% della versione base, il limite di pagamento con carta è raddoppiato a 40.000€ come i prelievi in contante che passano a 2.000€ per un periodo di 30 giorni consecutivi.

Sono inclusi anche 5 prelievi in contanti per un periodo di 30 giorni consecutivi, ogni prelievo successivo ha il costo fisso di 1€.

Carta X (metal)

La versione premium tra le 3 proposte, si allinea al trend del materiale metallico ha un costo mensile di 20€ per carta che si somma al costo del piano mensile.

Praticamente tutti i servizi di pagamento extra ue, prelievi, commissioni sono tutti inclusi nel canone. 

Sono previsti limiti sulle spese per 60.000€ per un periodo di 30 giorni consecutivi e 3.000€ per i prelievi in contanti. 

Il tipo di assicurazione sulla carta è premium e si aggiungono rispetto alle precedenti versioni, l’accesso alle sale VIP degli aeroporti e un servizio di concierge con un assistente personale disponibile 7 giorni su 7. 

Per ottenere maggiori informazioni e visualizzare tutte le caratteristiche distintive di ogni carta e conto visita le pagine “Tariffe” e “Carte” del sito di Qonto.

Disclaimer: come sempre nelle nostre recensioni selezioniamo solo fintech e prodotti che conosciamo e utilizziamo in prima persona. Non siamo consulenti finanziari, valutiamo le fintech per i loro servizi ed esprimiamo un parere del tutto personale.

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INTERVISTA A ROMI FUKE, FONDATORE DI IN-LIRE

In questi giorni è uscita la notizia della trasformazione societaria di In-Lire in società per azioni, un importante traguardo che commentiamo insieme al fondatore del circuito Romi Fuke.  

FT: Possiamo affermare che in Italia sei una delle personalità più attive nel mondo dei circuiti di moneta complementare, da dove è nato il tuo interesse per questa nuova modalità di business?

RF: Nasco come imprenditore nel settore dell’IT dal 1993 a soli 23 anni. Settore che come tutti sappiamo ha vissuto momenti entusiasmanti fino al 1999 grazie la prima informatizzazione di massa delle famiglie e alla nascita del web, ma anche momenti drammatici subito dopo, a livello economico, quando la bolla IT della New Economy è esplosa. Ho vissuto in prima persona il fenomeno della grande disponibilità del denaro (c’erano ancora le vecchie lire), come strumento per finanziare l’economia reale grazie ad un sistema fiduciario forte, e la prima vera crisi dei primi anni 2000 che ha fatto sì che le banche iniziassero a trovare più redditizio investire nella finanza a dispetto delle piccole medie imprese, che da sempre sono state il vero tessuto economico e il pilastro portante del nostro paese. 

Da imprenditore mi sono accorto che da solo era impossibile trovare soluzioni anticicliche per contrastare questo fenomeno di grande sfiducia generatosi nell’economia reale, che ha portato a considerare il denaro come fine di ricchezza e non mezzo di scambio di transazioni economiche tra imprese e consumatori. 

La mancanza di liquidità come tutti ben sappiamo è ben peggiorata dopo il 2008 e nuovamente accadrà post emergenza Covid-19. Che fare allora? Mi sono immaginato un mercato dove la fiducia potesse ripristinare le condizioni favorevoli per darsi credito e un “mondo” dove le imprese potessero ricominciare ad investire ed assumere. Ecco che nel 2013 decisi di abbandonare il settore IT e di dedicarmi a studiare un nuovo modello economico sostenibile prendendo spunto da alcune esperienze estere, e avviai la prima Start-up nel mondo dei circuiti di moneta complementare, dove il credito commerciale, che nasce in condizioni di fiducia, viene utilizzato come “moneta” (complementare all’Euro appunto) per pagare beni e servizi all’interno del circuito stesso. Nel 2018, forte dell’esperienza acquisita ma non ancora soddisfatto del modello avviato, ebbi la fortuna di rincontrare un caro amico, Marco Negro torinese doc, che mise in piedi un’azienda dal nome evocativo… “in-Lire”, decisi di acquistarla e di avviare insieme a lui un modello ancor più perfezionato includendo tecnologia, strumenti moderni di pagamento attraverso App, QRCode, Plugin e API da integrare negli ecommerce e nelle APP delle aziende iscritte e un sistema virtuoso di garanzia delle transazioni economiche. Ecco nascere così Circuito in-Lire, il Circuito Italiano.

FT: In concreto cosa fa In-Lire per favorire la crescita del Circuito? Qual è il vostro modello di business?

RF: Il modello è semplice. Per generare fiducia è indispensabile aggregare imprese di qualità (che non significa aziende che non abbiano problemi finanziari o economici, ma imprese che vendono beni e servizi di qualità riconosciuta) che siano governate da imprenditori illuminati e pronti al cambiamento che comprendano bene che l’economia per come l’abbiamo vissuta fino ad ora è profondamente cambiata. Lavoriamo attraverso una rete di 30 Community Trader, i nostri consulenti territoriali, costruendo panieri di beni e servizi utili e necessari, ricostruendo quelle dinamiche economiche di prossimità territoriale e di filiera, utilizzando il credito come strumento di scambio di beni e servizi. Non è più la quantità di denaro a determinare quanto vale il mio immobile o la mia professionalità, ma è la qualità del bene e/o servizio venduto a riacquisire  un valore misurabile e pagabile. Abbiamo dato vita così un modello scalabile grazie la creazione di una Academy che si occupa di formare i nostri partner regionali e i relativi consulenti che intercettando domanda e offerta continuamente e sulla base delle richieste non evase di beni e servizi attraverso un sistema referenziale allarghiamo la rete proponendo alle aziende più virtuose di poter entrare a far parte della Community. Il matching tra domanda e offerta è anche alimentata da una serie di strumenti marketing come Eventi on-line e off-line (nell’ultimo prima del Covid, a Palazzo Visconti a Milano hanno partecipato più di 180 imprese) e da una piattaforma marketplace e App geolocalizzata aiuta le imprese a trovare ciò che serve anche in prossimità.

Il gestore del circuito acquisisce una piccola cifra annuale per finanziare le attività di promozione e marketing dell’impresa iscritta e guadagna una success fee sul risparmio di liquidità  che le imprese generano grazie al Circuito stesso. Un modello win-win che genera collaborazione e obiettivi comuni.

Un affidamento senza interessi, il risparmio di liquidità, un network di nuovi clienti e fornitori selezionati, la ricostruzione di economie di territorio e prossimità sono solo alcuni dei benefici che può portare l’iscrizione a Circuito in-Lire.

FT: Il fatto di essere presenti in diverse Regioni d’Italia è sicuramente un vanto, come fate a gestire la complessità di un territorio così ampio?

RF: Attraverso una rete ben organizzata di partner regionali che conoscono profondamente il territorio e le realtà economiche locali e di Broker regionali e interregionali: Figure professionali che aiutano le imprese nel mantenere l’equilibrio nel circuito. Il primo alimenta domanda e offerta nell’area di pertinenza, il secondo mantiene in equilibrio le Regioni,  alimentando gli scambi di beni e servizi che rappresentano le eccellenze del territorio “esportabili” da un territorio all’altro. Ad esempio il turismo, i prodotti tipici e i prodotti derivanti da distretti industriali (il sughero dalla Sardegna, i mobili dalla Brianza, i vini dell’Oltrepò Pavese o dalla Toscana solo per citare dei casi, il cioccolato Torinese)

FT: Quando si parla di moneta complementare si pensa con facilità alle criptomonete, cosa vi differenzia da Bitcoin o Ethereum?

RF: Le criptovalute anche se non ufficialmente riconosciute dalle istituzioni sono monete vere e proprie e subiscono fluttuazioni di cambio seguendo le regole di domanda e offerta. Si prestano molto a speculazione finanziaria, e hanno pertanto la stessa criticità delle Valute come l’Euro o il Dollaro…. vengono tesaurizzate ovvero accantonate e sono strumento finanziario vero e proprio. Il credito in-Lire invece è un credito commerciale (ha valore fisso 1 Credito in-Lire= 1 Euro) ovvero un credito che nasce perché viene generata una fattura o un documento fiscale tra cliente e fornitore. Il credito generato è utilizzato (ceduto tra cliente e fornitore) per pagare i beni e servizi oggetto del documento emesso. Non matura interessi attivi, né il debito interessi passivi, pertanto chi ha credito tende ad utilizzarlo subito per pagare beni e servizi nel circuito, perché il vantaggio è trattenere in banca la liquidità. Con questo meccanismo virtuoso la moneta in-Lire circola circa 10 volte in più della moneta tradizionale, ovvero genera 10 volte di più fatturato incrementale per le aziende iscritte rispetto al denaro tradizionale.

FT: Dopo il passaggio a S.p.A., quali sono le prossime novità?

RF: A settembre inizieremo un percorso di Crowdlisting attraverso il nostro Venture Incubator BemyCompany. Azienda che ci ha accompagnato nel processo di crescita societaria. L’operazione è nuova in Italia, e consiste in un Equity Crowfunding abbinato immediatamente da una operazione di Listing (quotazione) in Borsa. L’operazione sarà finalizzata a finanziare la crescita anche attraverso acquisizioni strategiche e allo sviluppo continuo del portale transazionale e della tecnologia utilizzata. 

FT: Consiglierebbe a un ragazzo di entrare nel mondo fintech o prima lavorare nel settore della finanza classica?

RF: Il mio Consiglio è di maturare prima delle esperienze nella finanza classica anche attraverso  ruoli specifici all’interno delle imprese. Bisogna capire le dinamiche economico finanziarie reali e quindi le necessità del mercato, per avere l’intuizione realmente di successo. Molte idee purtroppo hanno poca aderenza con la realtà. Inoltre non basta la buona idea per lanciare una nuova impresa, spesso chi ha le idee non ha capacità imprenditoriale. Lo vediamo anche nel nostro settore con modelli che bruciano continuamente cassa.

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INTERVISTA ALL’AVVOCATO GIOVANNI CUCCHIARATO SUL CROWDINVESTING

In questi giorni è stato pubblicato il 5° Report Italiano sul CrowdInvesting, abbiamo chiesto all’avvocato Giovanni Cucchiarato di commentare i risultati emersi.

FT: Siamo arrivati al 5° Report Italiano sul CrowdInvesting, si aspettava una crescita simile quando è stata pubblicata la prima versione della ricerca?

GC: È una domanda a cui non è facile rispondere. 

Nell’estate 2016, quando l’Osservatorio sul Crowdinvesting del Politecnico di Milano, brillantemente guidato dal Prof. Giancarlo Giudici, ebbe la felice intuizione di fare una prima “fotografia” del mondo del crowdinvesting in Italia, il contesto regolamentare era profondamente diverso rispetto a quello attuale e non si poteva immaginare quale sarebbe stata la sua evoluzione ed il relativo impatto sulla crescita del settore. 

Per quanto riguarda il lending crowdfunding, ad esempio, non erano ancora state emanate le “Disposizioni” di Banca d’Italia sul “social lending”, che (pur in assenza di una normativa ad hoc) hanno fornito alcune linee guida agli operatori sull’esercizio di tale attività. 

Per non parlare dell’equity crowdfunding, che all’epoca era ancora riservato alle start-up innovative, mentre dal 2017 la possibilità di utilizzare tale strumento di finanza alternativa è stata estesa a tutte le piccole e medie imprese (cd. PMI, che in Italia rappresentano una vasta platea di aziende), a prescindere dalla loro “innovatività”, rendendo così possibile, ad esempio, la nascita del real estate equity crowdfunding. Sempre con riferimento all’equity crowdfunding, sono state recentemente introdotte altre importanti novità, in primis la possibilità di sottoscrivere tramite i portali autorizzati non solo strumenti di equity, ma anche (a determinate condizioni e per determinate categorie di investitori) strumenti di debito (bond) emessi da PMI.

Per tornare ora alla Sua domanda, se nel 2016 avessi saputo come si sarebbe evoluta la normativa nei quattro anni successivi, forse mi sarei aspettato una crescita ancora maggiore (quanto meno in termini di volumi). Vi sono infatti a mio avviso alcune novità introdotte a livello regolamentare – soprattutto con riferimento all’equity crowdfunding – che (almeno per ora) non hanno ancora espresso tutto il loro potenziale.

FT: Rispetto agli anni precedenti cosa stupisce di più di questo nuovo report? Quanto ha impattato lo stop del lockdown?

GC: In termini generali i dati dell’ultimo anno raccolti nel report confermano un trend di crescita del settore che non mi stupisce più di tanto. Personalmente mi aspettavo forse un maggiore incremento di campagne di equity crowdfunding effettuate da PMI “tradizionali” (rispetto alle start-up innovative, che continuano a fare la parte del leone), e un primo “avvicinamento” da parte degli organismi di investimento collettivo del risparmio, ancora restii ad utilizzare questo nuovo strumento di raccolta del risparmio.

Per quanto riguarda la crisi legata al Covid-19, dai numeri del report emerge come il settore non ne sia stato impattato, il che a mio avviso non deve stupire, dal momento che le aziende hanno avuto probabilmente modo di scoprire ed apprezzare alcune caratteristiche del crowdinvesting, come ad esempio la rapidità nell’erogazione della liquidità, che lo differenzia (in positivo) rispetto alle tempistiche tipiche dei canali tradizionali come quello bancario.

FT: Quale tra le diverse forme di crowdinvesting ha le maggiori prospettive di crescita nel 2021?

GC: In termini percentuali credo che l’equity crowdfunding potrà crescere di più rispetto al lending (che resterà in ogni caso ampiamente davanti in termini di volumi), però solo se verranno sfruttati al meglio i vantaggi derivanti dalle novità regolamentari introdotte negli ultimi anni e gli operatori più “tradizionali” (come ad esempio gli OICR) sapranno coglierne le opportunità. 

FT: Ragionando invece a livello europeo cosa rende più competitiva l’Italia per una società fintech che gestisce un portale di crowdinvesting e cosa la rende meno competitiva?

GC: A mio avviso il quadro normativo che abbiamo in Italia sul crowdinvesting è una buona base di partenza e, se verranno implementate alcune novità regolamentari in fase di definizione (come il decreto attuativo della “sandbox” regolamentare sul fintech), può facilitare l’attrazione di operatori stranieri nel nostro paese. Un altro elemento che rende il nostro Paese competitivo è la grande quantità di risparmi delle famiglie, che vengono spesso lasciati “parcheggiati” sui conti correnti bancari e che rappresentano una massa molto rilevante di potenziali investitori per i gestori dei portali di crowdinvesting. 

I fattori che rendono meno competitiva l’Italia rispetto ad altri paesi europei sono rappresentati dai nostri difetti “endemici”, quali ad esempio la persistente eccessiva burocratizzazione della pubblica amministrazione, che rende difficile fare impresa nel nostro Paese, oltre che, per andare più nello specifico del settore del crowdinvesting, la scarsa educazione finanziaria di noi italiani, più volte posta in evidenza anche da Consob e Banca d’Italia.

FT: Cosa serve quindi all’Italia per attirare la prossima fintech unicorno? O cosa gli manca per non farsela scappare?

GC: Un (vero) cambio di mentalità, che porti ad una riforma generale della pubblica amministrazione, tramite la digitalizzazione e la semplificazione, nel rispetto del principio di proporzionalità, dei processi amministrativi ed autorizzativi.

FT: Consiglierebbe a un ragazzo di entrare nel mondo fintech o prima lavorare nel settore della finanza classica?

GC: Iniziare con un’esperienza presso un operatore “tradizionale” è sicuramente utile, anche se credo che le due cose non siano per forza in contraddizione tra loro. Lavorare nel mondo fintech non è altro che operare nei settori tipici dei mercati finanziari tradizionali, ma tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie.

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L’IMPACT INVESTING DI LITA.co

Abbiamo parlato di diverse piattaforme di crowdfunding, ma per la prima volta affrontiamo una modalità di crowdfunding ad impatto sociale grazie a LITA.co.

LITA.co è una piattaforma pioniera in Europa nell’impact investing, specializzata nel finanziare tramite equity crowdfunding progetti ad alto impatto sociale.

Il nome “LITA” deriva dall’acronimo di quattro termini: LIVE, IMPACT, TRUST e ACT, per sottolineare la natura sociale ad alto impatto, la fiducia che si genera all’interno della community ed il ruolo fondamentale degli investitori che possono investire in autonomia in qualcosa di unico.

Si parla sempre di più economia reale come nuova metodologia per finanziare progetti concreti, in contrapposizione all’economia finanziaria che si focalizza sugli strumenti finanziari.

Insieme all’economia reale, l’altra parola di questa piattaforma è la sostenibilità, la continua ricerca di progetti imprenditoriali che rispondano alle sfide più urgenti per un futuro sostenibile.

Entra quindi in gioco l’allineamento con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), in quanto ogni progetto deve dimostrare di rispondere ad almeno uno 17 obiettivi stabiliti dall’ONU per contribuire allo sviluppo globale, promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente.

I numeri di LITA.co

Analizzando LITA.co ci troviamo davanti una società fondata nel 2014, che ha raccolto in 6 anni oltre 40 milioni di Euro in più di 120 campagne crowdfunding.

LITA.co è nata in Francia ma negli ultimi anni si è sviluppata aprendo diverse branch anch in Belgio ed Italia, dove è presente oltre con la piattaforma interamente tradotta, con un team dedicato ed i primi progetti nazionali. La branch italiana è una startup innovativa, fondata in Italia nel 2018, operativa dal 2019 e riconosciuta da CONSOB.

I progetti di LITA.co 

Investendo in Equity Crowdfunding, come spiegato nell’articolo sulle differenze tra equity e lending, si investe nel capitale della società di cui si diventa soci, senza necessariamente conoscere il rendimento del progetto a priori come invece accade nel lending.

In LITA.co si possono finanziare progetti imprenditoriali ad elevato impatto sociale ed ambientale in grado di coniugare all’interno del proprio modello di business sia la dimensione economica che quella sociale. Aziende con una spiccata vocazione sociale in grado di sviluppare modelli di business sostenibili ed inclusivi.

Le macro categorie di progetti in LITA.co sono chiamati:

  • TECH FOR GOOD: start-up con reali prospettive di crescita con un progetto innovativo e rivoluzionario.
  • IMMOBILIARE SOSTENIBILE: progetti immobiliari sociali ed eco-sostenibili come la costruzione di spazi abitativi ecologici in grado di consentire a tutti il diritto ad un’abitazione dignitosa.
  • PMI: aziende mature che hanno raggiunto dimensioni significative che si finanziano per la creazione o il consolidamento di posti di lavoro.
  • ENERGIE RINNOVABILI: nuovi parchi energetici: solari, eolici, idroelettrici o a biomassa.
  • SVILUPPO DEL TERRITORIO: PMI locali che finanziano lo sviluppo di iniziative positive per il proprio terriorio.

Perché investire con LITA.co

La risposta più semplice alla domanda “Perché investire con LITA.co?” è altrettanto semplice: diversificare il proprio portafoglio con progetti unici che fanno del bene.

Si investe online, il ticket minimo dipende dai progetti, solitamente parte da 100€, ed ogni progetto viene analizzato e monitorato non solo durante la campagna, in modo 100% trasparente

Investire il LITA.co fa bene al sociale ma anche al portafoglio grazie alle agevolazioni fiscali per gli investimenti in Start-Up e PMI Innovative, parliamo di una detrazione dall’imposta IRPEF pari al 30% di quanto investito, per un importo massimo pari a euro 1.000.000 annui e l’obbligo di mantenimento dell’investimento per un minimo di 3 anni. Se il credito d’imposta supera l’imposta lorda, l’eccedenza può essere portata in detrazione entro i 3 anni successivi. 

Come si investe con LITA.co

Basta completare il form di registrazione ed effettuare il test di appropriatezza per avere accesso a tutti i contenuti della piattaforma ed iniziare ad investire.

Bastano poche decine di euro per iniziare ed i pagamenti possono essere effettuati con bonifico bancario, l’intermediario finanziario che consente le movimentazioni di flussi monetari è Banca Sella.

Dalla dashboard del profilo è possibile monitorare il portafoglio con una dettagliata reportistica periodica relativa alle imprese finanziate.

Non è un investimento garantito, per cui esiste il rischio di perdita parziale o totale del capitale investito. Al momento non è presente un mercato secondario per rivendere i propri titoli per cui si tratta di un investimento illiquido.

Disclaimer: come sempre nelle nostre recensioni selezioniamo solo fintech e prodotti che conosciamo e utilizziamo in prima persona. Non siamo consulenti finanziari, valutiamo le fintech per i loro servizi ed espriamo un parare del tutto personale.