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#EUROPEDAY SECONDO 10 INNOVATORI ITALIANI

Il nostro primo articolo di redazione, un lavoro corale di tutto il gruppo Fintech Titans, è dedicato al 9 Maggio, la Festa dell’Europa.

Non poteva essere altrimenti visto che geograficamente ci troviamo in Italia, Spagna e Irlanda, più precisamente, Milano, Madrid e Dublino, comunichiamo quindi ogni giorno grazie alla tecnologia di Whatsapp e condividiamo i nostri articoli su Google Drive.

Per questa speciale ricorrenza volevamo limitarci nello scrivere per rendere protagonisti un gruppo di stimati amici e colleghi che lavorano nel mondo dell’innovazione.

C’è chi ha fondato startup di successo dall’Italia per espandersi in Europa e chi lavora per società internazionali e si confronta ogni giorno con l’eterogeneità delle culture, 10 punti di vista completamente diversi che ci fa piacere aver raccolto in questo articolo per celebrare questa giornata così speciale. Buona lettura e buona Festa dell’Europa!

Stefania Barbato – Innovation Expert

Avendo vissuto il passaggio da Lira a Euro per me il mercato europeo ha rappresentato una grande conquista raggiunta.

Lavorando nell’innovazione, la consapevolezza di un’Europa senza confini è sempre stato sinonimo di contaminazione: poter conoscere persone e viaggiare in Italia così come in Francia o in Spagna per acquisire più conoscenze. E che le idee migliori siano quelle di business scalabili che si sanno poi adattare ai vari contesti nazionali.

Francesca Bartolino – Senior Marketing Specialist di N26

Lavorare per una societá fintech europea oggi ha ancora più valore rispetto al passato. Quando si pensa ai colossi del tech, ma anche alle startup diventate scaleup multinazionali, è inevitabile immaginare scenari che appartengono piú alla Silicon Valley, che al contesto europeo. Il successo di N26, invece, dimostra in modo tangibile che è possibile fare innovazione anche in Europa e addirittura portare questa spinta innovativa in US, dove N26 ha lanciato i propri servizi nel luglio 2019 ed é diventata in pochi mesi una delle challenger bank più utilizzate oltreoceano”.

Giovanni Buono – Co-Founder di Fundsfy

Pensavo che il fintech sarebbe passato di moda in fretta ma il mondo post-covid e l’impatto economico causerà una iper-digitalizzazione dei processi e soluzioni sia nella finanza  per le aziende che nella nostra vita quotidiana. Nella nuova realtà tutto quello che aiuta ad essere cashless, paperless and istantaneo avrà un curva di adozione impennata nei prossimi mesi. Aziende ed app che offrono ad esempio instant-loans, e penso ad alcune fintech italiane che hanno già siglato accordi con il governo per usare i loro processi e canali digitali per erogare i prestiti a supporto delle pmi in difficoltà o in Germania dove lo scorso aprile una azienda leader del settore real estate ha lanciato la sua piattaforma digitale per “liquidare” la tua casa, ovvero ricevere un prestito quasi immediato garantendolo con una percentuale del tuo patrimonio immobiliare. Anche il wealthtech, ovvero la soluzioni tech per gestire il proprio patrimonio, quello dei clienti, o rendere la vita facile ai consulenti finanziari ha visto un’esplosione con soluzioni 360 che permettono in questo periodo complesso analizzare rischi e prendere decisione tempestive grazie soprattutto agli ormai noti e onnipresenti big data.

Matteo Concas – Co-founder di Penta

Europa per me significa far parte di un movimento che mette la diversità al centro del processo di creazione di una una società migliore.

Una diversità che non riguarda solo il relazionarsi con le altre persone, ma con noi stessi, come forma di arricchimento di quei valori e punti di forza che ognuno sviluppa lungo l’arco della propria vita.

Più ti esponi alle diversità degli altri è più sarà facile riuscire nell’intento di creare il vero te stesso e trovare un proposito nella vita senza per forza dover far riferimento a quello che invece ti è stato inculcato dalla nascita.

Alberto Dalmasso co-founder e CEO di Satispay

Satispay è nata con l’idea di essere una società europea, con l’obiettivo di diventare l’app finanziaria più utilizzata nel Continente. La forza con cui iniziamo a presentarci proprio in questi giorni in Europa, prima in Lussemburgo e poi in Germania, è l’esperienza di una crescita importante in un Paese come l’Italia che già è caratterizzata da diversità di approccio regionale importanti. Nelle regioni del Nord vinciamo perché c’è predisposizione ai pagamenti elettronici e il traino forte sono i consumatori, curiosi verso un servizio che semplifica realmente la vita, in quelle del Sud siamo maggiormente percepiti come unica vera alternativa alle carte, e driver di crescita sono più i negozi alla ricerca di soluzioni convenienti e trasparenti che diano supporto all’attività. Abbiamo studiato soluzioni che rispondono alle esigenze dei consumatori italiani, tutte cose tipiche di questo Paese che molto difficilmente verranno sviluppate con questa cura da parte di grandi colossi internazionali.

Ci siamo allenati così all’internazionalizzazione, che affrontiamo con un approccio locale molto forte. Per vincere nella sfida dei pagamenti frequenti, dei pagamenti di tutti i giorni, per diventare un’abitudine servono delle logiche domestiche. La grande e affascinante sfida per noi sarà di replicare la capacità di risposta alle esigenze nazionali in più Paesi a livello europeo per aggredire questo mercato unico, che però è ancora una serie di Paesi con caratteristiche simili ma anche diverse.

Elena Lavezzi – Head of Southern Europe di Revolut 

Negli ultimi anni l’Europa sta assistendo all’aumento del numero di aziende, di capitali e di talenti in ambito tech. Parallelamente, rispetto alla Silicon Valley, si sta distinguendo in ambito Fintech con alcune tra le scale-up più promettenti al mondo. Lavorare nel mercato europeo è però molto sfidante perchè a differenza di altri, è composto da una realtá frammentata con peculiarità locali spesso molto diverse tra loro in termini di educazione finanziaria, regolamentazione e aspetti socio-culturali, che non sono da sottovalutare. Per questo, poter investire localmente con dei team dedicati che abbiano la giusta esperienza può fare la differenza in maniera sostanziale. 

Giulia Pastorella – Global Strategy Program di HP

Sono rimasta affascinata di come la Corporate Culture dell’azienda americana per cui lavoro venga declinata nei diversi uffici presenti nei vari paesi europei. La meravigliosa diversitá della nostra Unione si materializza nelle piccole particolaritá locali, dalla scelta del mobilio a quella dell’intrattenimento in ufficio – senza dimenticare la mensa. E tra un commento scherzoso sull’accento dell’uno o i gusti culinari dell’altro, in realtá si lavora splendidamente assieme e ci si scopre ogni giorno. La diversitá fa la forza, in questo caso!

Aldo V. Pecora – giornalista, vip speaker, Top Fintech Influencer italiano secondo ABI 

Nonostante anagraficamente appartenga alla prima vera generazione di cittadini europei (ovvero quelli cresciuti dopo la caduta del muro di Berlino), vedo l’Europa come un ideale romantico ancora da raggiungere. Certo, è oramai un’organizzazione politica ed amministrativa con le sue regole, una sua moneta ed il suo mercato più o meno unico. Ma quello che era il sogno europeo, purtroppo, sta attraversando una crisi profonda. 

Abbiamo alle porte una stagione che si annuncia tragica per la ripresa economica e finanziaria dopo l’emergenza Covid-19, e quindi non abbiamo bisogno di mani invisibili, di nuovi Leviatani, di sgambetti tra questo o quel Paese europeo, bensì di iniziative volte a trattenere qui i nostri talenti, dando loro fiducia e tutti gli strumenti necessari perché competano dall’interno dell’Europa e non con l’Europa. 

In ultimo, so che vado off-topic, ma dopo aver citato la mano invisibile non posso non ricordare che il 9 maggio del 1978 un’altra mano, quella del terrorismo, uccideva il prof. Aldo Moro, ed un’altra ancora, quella mafiosa, uccideva il giornalista ed attivista antimafia siciliano Peppino Impastato. Il sogno europeo passa anche da esempi come loro.

Nicolò Pravettoni – Country Manager Crowdestate

Crowdestate è una società digitale che opera cross-country su 7 paesi Europei, adattando il proprio modello di business alle esigenze di ogni singola realtà. Essere una società Europea ci permette di crescere più velocemente e “scalare” il nostro business ad un numero di utenti molto più ampio. Il vantaggio è rilevante anche per i nostri utenti, che possono godere di una diversificazione ancora maggiore. Minori saranno le barriere in futuro e maggiori le opportunità per tutti.

Carlo Valentini, Marketing Manager in fintech, fashion-tech, higher education

Due anni fa un rappresentante italiano presso il parlamento dell’UE ha chiesto orientamenti per scrivere le regole europee per il crowdfunding. Erano interessati a come stavamo lavorando in quel momento, ma la nostra risposta fu un’altra. E userò quella risposta oggi, esprimendo un augurio.

Fintech per l’UE un’opportunità per progettare ciò che l’UE POTRÀ’ essere in futuro, non controllare come è oggi. Fintech ha trasformato il denaro in un nuovo tipo di informazione (prima l’informazione era preziosa come denaro): scorre liberamente, indifferente ai confini, e ora chiunque (più o meno) può creare nuovo denaro. Pensa alle criptovalute e alle monete alternative. Se controlli il flusso di denaro attraverso Fintech vedi che non siamo più italiani, francesi, tedeschi … Siamo europei. O addirittura solo cittadini di un unico mondo.

Solo i regolatori stanno ancora considerando la fintech come una questione nazionale: fintech è già come l’UE SARÀ: senza confini, agile, focalizzata sulle esigenze dei clienti (invece di cercare di dire ai clienti di cosa hanno bisogno), aperta.

È solo una questione di tempo e ben presto tutta la nostra società sarà come è il fintech oggi.

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INNOVARE PER RISPARMIARE

Mi ha sempre affascinato pensare allo sviluppo tecnologico che ho vissuto da bambina, adolescente e che vivo quotidianamente grazie all’innovazione che mi circonda. Un mix di sentimenti tra la nostalgia e l’incredulità.

Sono quattro le innovazioni a cui penso più spesso, paragonando il passato con il presente:

  • Il telefono. Niente più tessere telefoniche per chiamare dalle cabine. Ora siamo reperibili sempre, in qualsiasi momento.
  • La musica. Essere passati dalle musicassette, ai primi MP3 Creative (non Apple) alle librerie online e gli abbonamenti a Spotify.
  • La fotografia. Con la fotografia analogica si gioiva dell’attesa e della sorpresa di scoprire il risultato finale.
  • Internet e l’archiviazione dati. Le ricerche con le enciclopedie in biblioteca ed il salvataggio dei file con i floppy disk da 1.44 MB.

Lasciando perdere per un momento il fattore emozionale, da ragioniera prima e laureanda in economia poi, ho sempre voluto capire anche l’impatto di queste nuove tecnologie a livello economico, pensando ad esempio all’adozione della tecnologia e all’andamento dei prezzi della stessa, oltre all’impatto diretto in termini di efficienza.

In tutti gli esempi precedenti c’è stata una rapida adozione della nuova tecnologia i cui costi ed in alcuni casi il cui modello di business hanno letteralmente declassato i modelli e prodotti tradizionali che si sono trovati davanti alla ad un bivio: innovare o chiudere (innovate or die, in inglese suona molto più apocalittico).

Non in tutti i settori, questo naturale sviluppo e progresso dei consumi si è tradotto in una effettiva riduzione dei prezzi per il consumatore.

Un caso eclatante riguarda il settore finanziario, dove i guadagni di efficienza generati dall’adozione di nuove tecnologie hanno portato ad una notevole riduzione dei costi operativi che non si è ad oggi mai tradotta in un risparmio per il consumatore finale.

Non lo dico io, ma un’autorevole ricerca di Thomas Philippon (2016) ha evidenziato come il trend di riduzione dei costi di gestione degli istituti bancari e finanziari negli ultimi 130 anni non abbia comportato una riduzione delle spese per i clienti. 

Di fatto gli intermediari finanziari hanno letteralmente fagocitato il guadagno extra dovuto alla riduzione dei costi operativi senza condividerne il beneficio con i propri clienti.

I tre sviluppi principali che hanno interessato il settore e ridotto le spese vive delle banche sono:

  • Elaborazione e conservazione delle informazioni. Il famoso cloud.
  • La trasmissione dei dati. Bassi costi legati alla trasmissione di dati in rete.
  • La digitalizzazione delle società e dei dati. Enormi quantitativi di informazioni codificate BIG DATA.

Fintech: minaccia o opportunità?

Se da un lato le banche non hanno saputo condividere questi benefici con i propri stakeholder, dall’altro lato si stanno facendo strada numerose realtà del cosiddetto segmento FinTech che hanno basato il proprio modello di business sulla diffusione delle tecnologie più innovative.

Il termine FinTech coniuga infatti due mondi distinti, da un lato la finanza e dall’altro la tecnologia, con i famosi nuovi attori, le cosiddette startup FinTech, che cavalcano l’onda della tecnologia creando una rottura con i paradigmi tradizionali.

All’interno dell’universo finanziario, in seguito alle crisi giunte da Oltreoceano e agli scandali nostrani, uno dei prodotti più complicati da erogare negli ultimi decenni, sono stati sicuramente i prestiti, a privati o aziende. Proprio in questo ambito le FinTech sono riuscite ad inserirsi con un tasso di penetrazione ben più ampio rispetto ad altri servizi finanziari.

“Se avessi un miliardo, me li darebbe cento milioni?” — Roberto Benigni

Nel campo immobiliare siamo passati dall’erogazione di prestiti per importi ben superiori al valore periziato di un bene, tempi in cui si finanziava anche l’arredamento e le spese notarili, alla situazione attuale in cui senza un solido acconto non è possibile avviare una pratica di mutuo.

Oltremanica i sistemi di prestito collettivo o lending-based crowdfunding si sono imposti come canale di finanziamento alternativo. Piattaforme online dove domanda e offerta di prestiti si incontrano, famiglie e imprese vengono finanziate da un moltitudine di soggetti. 

Solo nel Regno Unito, uno dei paesi più ricettivi, si parla di 2,7 miliardi di sterline nel 2015 con una crescita del +70% rispetto all’anno precedente.

Sicuramente una fetta molto piccola rispetto alla torta detenuta dagli istituti bancari, ma sufficientemente in espansione da generare il dubbio amletico: opportunità o minaccia?

Gli istituiti di credito inglesi hanno saputo trasformare la minaccia in opportunità, traendone un chiaro vantaggio: nuovi prodotti per i propri clienti. Finanza tradizionale e FinTech si sono alleate.

Quando la finanza innovativa, il prestito collettivo, incontra un settore tradizionale, il mattone, dove l’innovazione negli ultimi decenni è stata pressoché inesistente, l’effetto ed il successo che può generare in una nazione come l’Italia è assolutamente dirompente.

Il mattone è morto, lunga vita al mattone

In Inghilterra ed in America si parla di real estate crowdfunding già da parecchio tempo, mentre nel sud Europa la spinta innovativa arriva dalla Spagna, più precisamente dalla capitale iberica

Sono ormai 3 anni che mi occupo di crowdinvesting, visto che si tratta di investimenti e non solo di immobiliare. Sono nate decine di piattaforme negli ultimi anni, e ne nasceranno altrettante nei prossimi.

Non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi a lavorare per così tanto tempo in un settore affine a quello di mio nonno materno, un visionario inventore che girava tutte le fiere d’Italia per presentare la sua famosa pala raschiante e altre mirabolanti invenzioni che avrebbero semplificato il lavoro nei cantieri.

Io non ho inventato nulla, per ora, ma mi rendo conto che anche l’innovazione della raccolta online semplifica la vita degli imprenditori del mattone permettendogli di prosperare con molta più flessibilità e rapidità.